C'è anche Trani fra le città toccate dalla maxi operazione contro il riciclaggio mafioso condotto attraverso il mondo dei videogiochi e delle scommesse: nel capoluogo della sesta provincia pugliese, infatti, è stata sequestrata una delle sale della Millionaire srl, una delle società finite al centro dell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari, che punta a smantellare un sistema in cui i giochi sarebbero stati soltanto il paravento per ripulire i proventi delle attività illecite.
Secondo quanto riporta la Gazzetta del Mezzogiorno, la Dda barese sta eseguendo, con lo Scico della Guardia di finanza, misure cautelari personali nei confronti di 23 persone fra le province di Bari, Bat, Brindisi, Taranto e Roma, oltre a sequestri per più di 60 milioni di euro. Gli indagati, complessivamente, sono oltre cento, in un'indagine coordinata dal procuratore Roberto Rossi con il pubblico ministero Lanfranco Marazia. Al centro dell'attenzione degli inquirenti, il riciclaggio di matrice mafiosa realizzato per mezzo di società operanti nel settore dei videogiochi e delle scommesse: dietro l'apparenza di un'attività di intrattenimento perfettamente lecita, secondo l'accusa, si sarebbe nascosto un meccanismo capace di trasformare denaro sporco in ricavi formalmente regolari.
I provvedimenti riguardano, in primo luogo, la Millionaire srl, gestore delle sale omonime a Bari, Barletta, Casamassima, Trani e Monopoli: è qui che la città della cattedrale sul mare entra direttamente nella vicenda, con il sequestro della sala cittadina. Sotto sigilli sono finite anche lo Snooker Bowling, la Income Management e la Target Work, quest'ultima gestore delle sale Vlt Qasbah e del Bowling Six Strike di Bari, Gioia del Colle e Casamassima. Il giudice per le indagini preliminari, inoltre, ha disposto sequestri anche nei confronti dei singoli indagati. Un quadro, dunque, che investe una rete di attività distribuite su buona parte del territorio pugliese - e con propaggini fino a Roma - e che, qualora le accuse fossero confermate, restituirebbe l'immagine di un'economia del gioco piegata agli interessi delle organizzazioni criminali.
