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Palazzo Carcano, 800mila euro per il fermo lavori. I Verdi: «Premieranno ancora quest'amministrazione?»

Dopo i danni per la sospensione dei lavori di adeguamento del depuratore, ecco che il Comune si appresta a dover pagare anche quelli per Palazzo Carcano. E così ai 437mila euro, che martedì saranno riconosciuti come debito fuori bilancio dal Consiglio comunale, si stanno per raggiungere più di 800mila per l’edificio destinato a diventare sede di uffici giudiziari. Anche in questo caso, come per il depuratore, il riconoscimento e la quantificazione dei danni all’azienda aggiudicataria dei lavori poi sospesi, è avvenuta tramite lodo arbitrale.

“Da notizie ufficiose - denuncia il capogruppo dei Verdi, Michele di Gregorio - sappiamo che il lodo arbitrale è stato depositato e il Comune di Trani, sembra sia stato condannato a pagare in favore della società esecutrice dei lavori a titolo di risarcimento dei danni per numerose inadempienze una somma pari ad oltre 800mila euro. Un vero scandalo, che si aggiunge alla questione del depuratore”. Al pari di quest’ultima anche la vicenda dei lavori sospesi a Palazzo Carcano è una lunga sequela di inadempienze da parte del Comune, con il risultato che i lavori sono rimasti fermi per quattro anni.

Il 14 marzo 1996 la Soprintendenza concede il nulla osta al progetto di ristrutturazione che prevede un importo iniziale di spesa di nove miliardi di vecchie lire (4.648.112 euro) di cui 3.012.363 euro per i lavori, 1.635.748 euro per l’acquisto dell’immobile e circa 7mila euro per “scavi archeologici”.

Il Provveditorato alle Opere Pubbliche della Puglia con provvedimento del 13 maggio 1997 imponeva ulteriori prescrizioni, tra cui l’esecuzione di saggi archeologici nella zona del cortile esterno per accertare eventuali presenze preistoriche. “In sostanza sin dall’inizio della vicenda - commenta di Gregorio - il progetto prevedeva la possibilità che all’interno della struttura ci fossero reperti archeologici, tanto che erano state previste anche delle somme per gli eventuali scavi”.

 Il 16 giugno 2004 viene sottoscritto il contratto di appalto per i lavori per un importo di 2.471.899 euro, la cui durata è prevista in 574 giorni dal verbale di consegna dei lavori; mentre il 22 luglio viene redatto il verbale di consegna parziale dei lavori. La consegna parziale dei lavori non viene giustificata. Successivamente si scoprirà il vero motivo: una parte dell’edificio era occupato abusivamente da alcune famiglie. Mentre il 13 ottobre 2004 vengono alla luce i reperti archeologici, così che il 20 novembre i lavori vengono sospeso per la redazione di una perizia di variante e suppletiva a causa del ritrovamento dei reperti  per l’esigenza di realizzare nuovi vani da destinare a uffici giudiziari. Gli scavi archeologici iniziano nell’aprile 2005 e si concludono il 18 maggio successivo, ma a novembre la Soprintendenza chiede al Comune di ampliare le indagini archeologiche per il notevole interesse dei reperti ritrovati. Ma a dicembre il sindaco invia una nota alla Soprintendenza con la quale dice che non vi sono risorse per proseguire gli scavi.

Soltanto nell’agosto 2008 il Comune di Trani comunica che la parte dell’immobile non consegnata all’inizio dei lavori è stata liberata dagli occupanti e a settembre viene redatto il verbale di ripresa dei lavori. I lavori previsti dovranno essere ultimati entro il 17 aprile 2010.  

Nei mesi scorsi i Verdi avevano protocollato un’interrogazione con la quale si chiedeva all’ingegner Antonio Castorani, nell’ambito del giudizio arbitrale, innanzitutto perché i lavori fossero rimasti sospesi per ben quattro anni. E ancora i Verdi chiedevano di sapere perché il Comune di Trani, pur sapendo sin dal 1997 che nel sito sarebbe stato possibile ritrovare reperti archeologici di valore, non abbia effettuato una indagine conoscitiva per verificare la effettiva presenza di reperti prima di affidare o cominciare i lavori. Anche se la domanda più importante rimane una: come mai, inoltre, per redigere una perizia di variante sia stato necessario aspettare quattro anni e che comunque sarebbe stato stravolto il progetto originario?

“Un dato risulta acclarato: qualcuno ha sbagliato”, aggiunge l’altro consigliere dei Verdi, Franco Laurora. “Poiché riteniamo che anche questa seconda batosta non debba ricadere sulla pelle dei cittadini tranesi, chiediamo che sulle due vicende oggetto dei lodi arbitrali, gravissime per la superficialità e la negligenza manifestate dalla pubblica amministrazione, sia nominata una commissione di indagine”. “Noi per parte nostra - concludono i due consiglieri - onde evitare che paghino sempre e solo i cittadini, manderemo gli atti di entrambe alla Corte dei conti perché accerti le eventuali responsabilità dello ‘scherzo’ di cui sopra”.


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