La tragedia di Barletta rischia di essere catalogata e archiviata come “incidente sul lavoro” - come purtroppo ne succedono ancora tanti – e invece quanto è accaduto dovrebbe spingere a una riflessione più attenta.
Le vittime di Barletta sono intanto vittime dei ritardi o della sottovalutazione del problema di stabilita’ della palazzina, che invece c’era ed era anche impellente come poi la storia ha dimostrato. La superficialità con cui sia stata affrontata– o sarebbe meglio dire non sia stata affrontata - la vicenda parla da sé: un’ordinanza di sgombero che sarebbe dovuta arrivare per tempo, e invece probabilmente non è stata mai neanche disposta, nonostante le ripetute segnalazioni da parte degli abitanti dello stabile. I ritardi diventano colpe quando c’è di mezzo la vita e l’incolumità dei cittadini.
Ecco perché ascrivere tutto alla voce “incidente di lavoro” o “incidente per causa di servizio” significherebbe dare una spiegazione parziale di quel che accaduto, non solo all’opinione pubblica, ma anche ai parenti delle vittime; mentre quando si è di fronte a una tragedia come questa, anche usare le parole giuste e dire tutta la verita’ è importante. Anche perché tra le vittime c’e’ una creatura di 14 anni che non era li’ per lavorare ma solo per andare a trovare i suoi cari. La sua vita non vale meno delle altre. Dunque è importante che tutti sappiano riconoscere e assumersi le proprie responsabilità. Oggi, a una settimana da quanto accaduto, e dunque con la mente sgombra dall’emotività dei primi istanti, è importante un atto di responsabilità e di coscienza da parte di tutti. E’ come rimettere le cose al loro posto, per evitare che errori così in futuro possano essere ripetuti.
Le altre riflessioni solo in seconda battuta. La tragedia di Barletta ha visto morire in uno scantinato donne lavoratrici proprio in un momento in cui si guarda alle donne come nuovo soggetto politico del Paese. Si guarda a loro come le future portatrici di cambiamento, in tutti i sensi, nella politica ma anche nella economia. Mai come adesso questo rinnovamento emerge con tutta la sua urgenza: le donne saprebbero ripensare l’economia, che oggi è solo avido scambio tra denaro e altro denaro, rimettendo la persona e i suoi bisogni al primo posto, e le leggi del mercato a seguire.
On. Margherita Mastromauro
