Nelle ultime settimane si è tornati a parlare del tema della Casa, molto rilevante. Dai convegni con partecipazioni discutibili, in cui si proponeva sostanzialmente di costruire ancora, dando prestiti a chi non riesce a comprare, alla giusta manifestazione di alcune famiglie disagiate che chiedono lo sblocco dell’edilizia popolare per chi ne ha diritto.
Crediamo sia opportuno affrontare il tema con un ragionamento generale e “di sistema”, studiando idee concrete per migliorare le cose. Il problema vero a nostro avviso è il prezzo delle case. Eccessivo, sotto più d’un punto di vista. Nella nostra Città c’è un gran numero di vani vuoti. Sfitti, non abitati né utilizzati per ufficio o altro. Il loro numero, secondo le informazioni che abbiamo, si aggira attorno ai 5mila. Per una legge di mercato, un’offerta così alta dovrebbe portare ad un abbassamento dei prezzi.
E invece, macchè. Essi, a Trani, rimangono alti. Ci sembra che si possa parlare, in modo evidente, di una speculazione presente. La pubblica amministrazione in questo non è innocente. In questi anni ha solo favorito una cementificazione di massa della Città, senza far nulla, però, per cambiare la situazione. Ha lasciato fare al mercato, rimanendo neutrale tra gli interessi dei Cittadini e quelli di palazzinari e speculatori, e non intervenendo per favorire un abbassamento dei prezzi. Il risultato è questo. Noi riteniamo, invece, che questa situazione vada affrontata in maniera strutturale. E per questo lanciamo alcune idee. E le mettiamo a disposizione.
La prima: perché non pensare ad un aumento della tassazione comunale sulle case sfitte, a partire dalla terza, che cresca esponenzialmente quando il numero di case vuote possedute dallo stesso proprietario aumenta, disincentivando il fatto che vengano tenute sfitte? E favorire un loro collocamento reale sul mercato, che sia quello delle compravendite o degli affitti, che faccia calare i prezzi, colpendo le speculazioni?
La seconda: ci sono vari immobili, sul territorio della Città, che sarebbero da recuperare e ristrutturare, così da tornare utilizzabili e poter essere messi sul mercato, anch’essi con potenziale funzione di “calmiere”. Perché non incentivare simili soluzioni?
Infine, rilanciare l’edilizia popolare sarebbe giusto e conveniente, sotto tutti i punti di vista. Fare qualcosa di più rispetto a quanto è in programma in questo momento. Redarre delle graduatorie certe. Avere progetti più ampi di una sola palazzina, trovando più spazi. Per dare un tetto a chi ne ha diritto, e dare al mercato immobiliare la sua misura calmierante tradizionale.
Ci auguriamo che queste nostre proposte vengano prese in considerazione da chi si candida a guidare la Città dal prossimo anno.
Il Responsabile
Alessandro Cerminara
