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Ospedale di Trani, i dubbi a... catena di Rino Negrogno

Sabato si avvicina ed io mi chiedo se questa catena, la catena di San Nicola – per certi versi diversa dalla ben più nota catena di Sant’Antonio ma simile per gli effetti che ambedue hanno il potere di sortire - serva ed ammesso che serva, serva a chi. Certo bisogna far qualcosa perché “chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso”, questa manifestazione sarà sicuramente un bel momento di intensa espressione della società civile. Un po’ come il Natale che ci fa diventare più buoni, più uniti, pieni di nobili ed ammirevoli propositi. Mettere in scena un’altra cerimonia con tante belle facce e cravatte lucide al vento, le foto sui giornali, dichiarazioni solenni e sofferte, vanitas vanitatum, non lo si nega a nessuno nemmeno al più inutile degli amministratori. Premetto che anche a me dispiace per l’ospedale, ci lavoro e ci lavoro con amore. Sono convinto che sia meglio un ospedale in più che un cacciabombardiere e che se ci sono i soldi per il cacciabombardiere devono esserci anche per l’ospedale. Ma non è tardi? Oltre ad esser stato ormai tratto senza fortuna il dado, il dubbio che più mi assale è: la catena, cui prodest? (a chi giova?).

A chi giova la catena? Ai malati? Non credo, ai malati servono medicine non confezionate per arricchire case farmaceutiche, medici ed infermieri preparati, appassionati anzi innamorati del loro lavoro ed armati di umanità, luoghi adatti che non distruggano la loro già deteriorata, ammalata dignità. A chi giova, dunque la catena? Ai politici? Meglio lottare contro i mulini a vento tutti insieme, uniti ed a furor di popolo contro un nemico tanto invisibile quanto imbattibile che imbattersi seriamente in opere su cui il popolo poi giudicherà. Lottare per l’ospedale unisce tutti, destra, sinistra, sindacati, cittadini, è un po’ come la lotta agli zingari, ci fa sentire fratelli. E poi, un giorno lontano, quando un sindaco andrà a commemorare i poveri resti dei combattivi amministratori potrà dir citando l’epitaffio: “Si batté eroicamente, seppur invano, per l’ospedale”. Giova forse ai dirigenti? Più ospedali uguale più dirigenti, più primari, più caposala, più coordinatori, più capo di qualcosa da capeggiare. Non vi nego che nel vedere soddisfatta questa equazione mi vien voglia di battermi per la chiusura di più di un ospedale. Giova ai dipendenti? Dovranno recarsi al lavoro non più a piedi ma in auto in un’altra città? Un po’ per i dipendenti mi dispiace ma l’ambascia non giustifica né il mezzo e né il fine.

È vero Trani è stata maltrattata rispetto alle città limitrofe ma credo che il problema sia solo temporaneo, verranno chiusi anche gli ospedali di altre città più nobili in funzione di un ospedale unico che possa soddisfare un’utenza maggiore senza peraltro avere reparti doppi a distanza di dieci chilometri. Questo non possiamo permettercelo più, non ci sono più i soldi anzi i soldi non ci sono mai stati, nemmeno quando i lusingati politici tranesi del passato ne facevano ostentato e spettacoloso  uso, ora ci è stato presentato il conto ed il conto è salato.

Avere un ospedale malandato sotto casa non è il problema da risolvere, i problemi sono altri e son tanti. A chi giova l’ospedale sotto casa se poi una persona anziana, ammalata, per fare un esame deve aspettare sei mesi? Non sarebbe meglio potenziare certi servizi in modo da ridurre le liste d’attesa per gli esami? A chi giova l’ospedale sotto casa se non c’è personale e non ci sono i soldi per assumerne tanto che in estate si è costretti a chiudere alcuni reparti per ferie? A chi giova l’ospedale sotto casa se poi quando malauguratamente ci dovesse capitare un male poco più grave di un unghia incarnita ce ne andiamo di corsa da Padre Pio o a Milano perché loro sì che sono bravi? A chi giovano tanti ospedali piccoli piccoli sotto casa? Non sarebbe meglio averne uno grande e ben funzionante?

Sicuramente i nostri governanti devono vigilare con attenzione sulla riorganizzazione sanitaria della morente Bat ma battersi per il singolo ospedale, per l’ospedale sotto casa, comunque e qualunque cosa sia o sia diventato,  temo  potrebbe non avere più senso, non giovare più a nessuno. Avete letto le dichiarazioni del consigliere dauno a proposito del nostro dissenso a far parte della provincia di Foggia? Ha detto che siamo infantili ed ha aggiunto: “ma chi li vuole”. Dimentichiamoci i feudi e cerchiamo di costruire un ospedale migliore ed un mondo migliore altrimenti potrebbe succedere che quando ci recheremo ad un altro ospedale perche quello di Trani non c’è più potrebbero dirci come al foggiano: “ma chi vi vuole”.

Tempi ostili ci attendono.

Rino Negrogno

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