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Ospedale di Trani, Santorsola spezza la catena: «La platealità di un evento non cambia il destino»

Avevo promesso di non parlare più di sanità e dell’ospedale di Trani e sembrava che davvero fossi capace di mantenere questo impegno; non ho mai reagito neanche alle provocazioni ed ai tentativi di tacitarmi ad ogni piè sospinto ed in ogni circostanza: ma sì, tanto tu sei di SEL….amico di Vendola ….l’ospedale....!

Quella della catena umana per salvare l’ospedale, però, è sicuramente una proposta emotivamente allettante e non nego che la cosa più facile in questo momento sarebbe quella di fingere un’adesione totale ed incondizionata alla difesa del luogo in cui lavoro da moltissimi anni; la mia vita professionale è così radicata in quella struttura che ho rinunciato (io!!)a trasferirmi nell’ospedale di Barletta ed alle comodità di spazi e tecnologie che vi avrei trovato ed ho accettato di rimanere a Trani assumendomi per il futuro anche altri compiti, come se non ne avessi già abbastanza di miei!

Diventare un anello di quella catena potrebbe anche essere una mossa politicamente utile ma, come spesso ripeto ai miei amici, le bugie si dicono solo alle … mogli e tra adulti e tra persone serie ha valore solo la verità dei fatti: per Trani la chiusura dell’ospedale non è un fatto amministrativo calato dall’alto “sic e simpliciter” ma una morte annunciata, l'epilogo di una lenta agonia che è iniziata con l’amministrazione regionale Fitto e che si è protratta negli anni tra la disattenzione di molti medici ed il silenzio di tanti amministratori.

Nel corso degli ultimi dieci anni, anche in conseguenza di ripetuti tagli alla sanità pubblica da parte dei governi centrali (sicuramente non targati SEL!) l'ospedale che noi tutti conoscevamo e che tutti amavamo si è deteriorato nella struttura e si è impoverito progressivamente di unità operative e di professionalità costringendo gli operatori sanitari “residuali” ad acrobazie tecniche ed a stratagemmi di ogni genere pur di mantenere un minimo di affidabilità e di capacità assistenziale.

Questo silenzio e questa sensazione di abbandono non sono venuti meno neanche negli ultimi mesi ma, stranamente, solo adesso che l'ospedale è già stato “svuotato” si lancia l'allarme e si chiamano i cittadini alle armi al grido di “vogliamo il nostro ospedale” senza tener conto che nel frattempo la sanità è cambiata, che le necessità diagnostiche si sono moltiplicate, che le responsabilità mediche diventano sempre più medico-legali e che le risorse economiche si sono esaurite fra le mille brutture che i politici di ogni dove hanno saputo inventarsi per arricchirsi a discapito delle necessita assistenziali e della salute pubblica.

Santa Chiara docet ma se gridiamo “vogliamo l'ospedale” dovremmo anche essere capaci di dire quale ospedale vogliamo; per fare questo ci vuole un progetto valido, condiviso, economicamente sostenibile, inserito nel panorama ASL senza ledere i diritti di città vicine che, ovviamente, griderebbero in successione, con “effetto domino”, lo stesso allarme.

Consci di questa realtà per mesi, raccogliendo anche l'invito del sindaco, abbiamo proposto di non stare alla finestra, di rimboccarci le maniche e di collaborare tutti alla formazione di una commissione mista capace di elaborare una proposta da sottoporre all'amministrazione regionale.

Alla fine, ma solo alla fine, stanchi della indifferenza delle forze politiche abbiamo elaborato un progetto, lo abbiamo sottoposto all'esame di tecnici qualificati ma non coinvolti ed infine lo abbiamo inviato all'attenzione dell'assessore alla sanità.

Questo progetto che avrebbe potuto essere di tutti ed avrebbe potuto anche essere diverso prevede la permanenza nella struttura di Trani dei reparti di Medicina, Lungodegenza, Gastroenterologia, un day hospital di Onco-Ematologia, un Pronto Soccorso h24 allocato in una struttura riabilitata, una unità operativa di diagnostica radiologica, un day service per attività chirurgiche ed urologiche ed una serie di ambulatori specialistici orientati che potrebbero soddisfare la richiesta di salute da parte dei Tranesi; per evitare una pericolosa fase di transizione abbiamo inoltre proposto che le strutture “alienande” fossero dislocate solo dopo aver esaudito pienamente le nostre aspettative.

La nostra proposta ha trovato il favore della controparte politica che ha espresso tra l’altro l’intenzione di dare a Trani l’eccellenza della Medicina territoriale ma il persistente vuoto propositivo delle forze politiche tranesi rischia di vanificare gli sforzi compiuti sino ad ora!

Pertanto se come consigliere comunale parteciperò a questa manifestazione di protesta per essere al fianco dei miei concittadini e se come garante del circolo SEL di Trani lascio ad ogni iscritto o simpatizzante la più ampia discrezionalità di scelta, come medico non posso esimermi dall’esprimere la convinzione che questa iniziativa, al di là dal diventare una plateale comunione cittadina che darà lustro e visibilità a chi saprà approfittarne, non potrà cambiare di una virgola il destino del San Nicola Pellegrino, anzi!

per il Coordinamento SEL di Trani, Mimmo Santorsola

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