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Ospedale di Trani, il «Cinque stelle» spezza la catena: «Non date ascolto ai pifferai magici»

C’era da aspettarselo! In prossimità delle elezioni si riapre la farsa per prendere in giro i cittadini! Ed allora incontri, riunioni, interrogazioni, catena umana e tanti altri eventi per accreditarsi quali paladini della salute dei concittadini e trarre così consensi elettorali.

NIENTE DI PIÙ FALSO ED INOPPORTUNO

Falso perché è notorio che la politica seguita dal dopo guerra in poi, ha fatto proliferare la presenza di ospedali (notevole serbatoio di voti, di clientele e di malaffare) in quasi tutte la cittadine della Puglia superando di gran lunga le effettive esigenze sanitarie del territorio stesso. Dopo aver scialacquato per decenni, la Puglia si è dotata di un Piano Regionale di Riordino Ospedaliero messo in campo dall’Amministrazione Regionale presieduta da Fitto. Naturalmente la ristrutturazione della rete ospedaliera ha, come ovvio, risentito delle esigenze politiche del momento, per cui invece di provvedere ad un ridimensionamento degli ospedali di Corato e di Bisceglie (a conduzione politica di destra), furono ridimensionati gli ospedali di Terlizzi e di Trani (a conduzione politica di sinistra) all’epoca notoriamente più produttivi e meglio organizzati. Il ritorno di una amministrazione di sinistra a livello regionale, per le convenienze politiche prima evidenziate, ha portato a soluzioni ibride garantendo una sopravvivenza disorganizzata e poco efficiente degli ospedali di Terlizzi e di Trani. Ora, costretti da esigenze economiche a rivedere la distribuzione della rete ospedaliera regionale, sempre per esigenze politiche clientelari e campanilistiche (non per gli effettivi bisogni sanitari dei cittadini) si parte in pompa magna con la campagna in difesa dell’ospedale di Trani.

La realtà è che la ASL della nostra provincia ha ben 5 ospedali: Barletta, Andria, Canosa, Bisceglie e Trani tutti con reparti in evidenti difficoltà assistenziali strutturali ed organizzative.

La realtà è che non si hanno dati epidemiologici su cui individuare il numero di posti letto per ogni specialità medica tali da soddisfare le esigenze del territorio.

La realtà è che continuando a mantenere una frammentazione degli ospedali si riducono le capacità assistenziali degli stessi non raggiungendo mai livelli di eccellenza e si perpetua uno spreco di soldi dei cittadini. Esempio chiarificatore è la presenza di punti nascita nella ASL di competenza, oggi 4: Bisceglie, Barletta, Andria, e Canosa. Ogni punto nascita per essere efficiente e coprire tutte le emergenze ostetriche prevede: turno completo (24 ore) composto da 7 AUSILIARIE DI CORSIA, 7 INFERMIERI, 7 OSTETRICHE, 10 E PIU’MEDICI OSTETRICI. In più la struttura ospedaliera deve prevedere la Banca del Sangue, la Rianimazione, la guardia di pediatri neonatologi, di neurologi ed anestesisti. Sommando gli stipendi di tutti questi professionisti, si ha l’idea di quanto costi alla società la presenza di un punto nascita in un ospedale, senza tener conto dei costi delle attrezzature necessarie all’assistenza diretta. Un punto nascita per essere efficiente (costi- produzione) deve effettuare minimo 1500-2500 parti l’anno. La cifra di 1500 parti è raggiunta a stento da un solo ospedale del distretto sanitario della BAT. Appare così evidente lo spreco di risorse e di personale.

La realtà è che non si può più pretendere di avere un ospedale sotto casa che funzioni in maniera perfetta.

La realtà è che non potendo più sperperare soldi pubblici (la regione Puglia impegna per spese sanitarie circa l’80% delle risorse economiche) è conveniente per tutti i cittadini far chiudere gli ospedali non adeguati, compreso quello di Trani, e pretendere dalle autorità competenti una nuova organizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale con un unico ospedale polivalente (tipo Acquaviva delle Fonti o S. Giovanni Rotondo) che copra adeguatamente le patologie presenti sul territorio della provincia.

È pertanto inopportuno prendere in giro i cittadini millantando la possibilità di poter mantenere aperto un ospedale già nella realtà chiuso. Quanti cittadini tranesi sono costretti in ogni caso a rivolgersi ad altri ospedali?

È inopportuno ed immorale convogliare risorse umane, carpendo la buona fede dei cittadini, verso mete sicuramente non raggiungibili.

È inopportuno distogliere l’attenzione dei cittadini dalla vera lotta da intraprendere che è invece la realizzazione a Trani dei Distretti Sanitari già previsti dall’applicazione della legge 833 del 1978 e mai realizzati. Questi, organizzati come Pronto soccorso ed Ambulatorio Polivalente, collegati con l’ente ospedaliero più vicino e con una maggiore partecipazione dei medici di base, assicurerebbero una migliore assistenza ai cittadini.

I Grilli di Trani (Portavoce Massimo Bruni e Paolo Nugnes)


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