Una produzione italo-tedesca per raccontare una drammatica pagina di storia italo-tedesca. Settant’anni dopo, i fatti del 1943 diventeranno un film. E la pellicola, che si è girata quasi interamente a Trani e, inoltre, a Barletta, prova a documentare fatti ed emozioni di giorni che hanno scavato un solco nella memoria collettiva. Al centro di tutto, Trani e quel 18 settembre di settant’anni fa, allorquando cinquanta ostaggi tranesi furono liberati dal tenente tedesco Friedrich Kurtz.
Le riprese sono a cura della casa cinematografica tedesca “Gropperfilm Gmbh”, che ha sede a Darmastadt, e che ha progettato questo lavoro in partnership con un gruppo di lavoro di Trani. Il cortometraggio in lingua tedesca è stato poi tradotto, con sottotitoli in italiano, dagli studenti del Liceo linguistico "Aldo Moro", di Margherita di Savoia.
Questo lavoro, dunque, dà forma e sostanza a quel giorno in cui le truppe tedesche fecero rastrellare, in piazza della Repubblica, cinquanta inermi cittadini tranese a mo’ di rappresaglia in seguito all’uccisione avvenuta il giorno precedente di cinque soldati tedeschi per mano di militari canadesi.
Ma il massacro, alla fine, non avvenne. Quel progetto criminale si tramutò, secondo quanto la storia locale tramanda, in un umano gesto di coscienza e responsabilità che risparmiò la città da una carneficina che pareva ormai sicura.
La fonte principale di dettagli e i protagonisti di quella frenetica trattativa è stato, in particolare, il grande Raffaello Piracci nel suo libro “Accadde a Trani nel ‘43”. Fu lui a porre in risalto che l’ufficiale tedesco a capo di quello che doveva essere il plotone di esecuzione fu indotto a più miti consigli ed infine mosso a compassione dai suoi interlocutori: il podestà Giuseppe Pappolla, l’arcivescovo Mons. Francesco Petronelli, l’ex segretario politico Antonio Bassi.
L’ultimo tassello a questa pagina di storia sarebbe arrivato dall’associazione “Obiettivo Trani” e, segnatamente, da Francesco Pagano, che da una lunga ed accurata ricerca risalì anche al nome dell’ufficiale tedesco: Friedrich Kurtz.
Nel 2005 si tenne una cerimonia in cui furono presenti un soldato superstite, Heino Niehaus, grazie al cui racconto si apprese il nome dell’ufficiale, del quale fu possibile ospitare a Trani il figlio ed il nipote. Erano lì anche tre dei cinquanta ostaggi di quel giorno, gli unici rimasti viventi: Luigi De Filippo, Giuseppe Scandamarro, Ugo Moscatelli. Gli stessi, oggi, parlano nel film.
