Martedì scorso, durante un briefing per l'organizzazione della cerimonia prevista domattina in piazza Mazzini, il procuratore, Carlo Maria Capristo, aveva mostrato i primi segni di non gradimento per la protesta in corso dei cosiddetti forconi. Il motivo era rappresentato dall’impossibilità che il camion, contenente le attrezzature per l'allestimento della piazza, tra palco e sedie, arrivasse a Trani: si dovette farlo scortare dalla polizia.
Quest’episodio, ma non solo, ha indotto il procuratore a voler vederci più chiaro in quello che, nel frattempo, stava accadendo. «La protesta è degenerata - ha poi dichiarato Capristo alla Gazzetta del Mezzogiorno -. Non abbiamo denunce, ma riteniamo che siano stati commessi diversi reati, e queste sono ore importanti per ricostruire i vari episodi ed identificare i responsabili, perciò non posso aggiungere altro. Di certo – pone in rilievo il procuratore - per noi non finisce qui ed invitiamo, come al solito, alla denuncia, un'arma che, come dimostra il passato è sempre efficace per contrastare i reati soprattutto, di allarme sociale».
Quello che è certo e che la Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo di indagine sui gruppi che, soprattutto ad Andria e Barletta, ma anche a Trani e Bisceglie, hanno imposto la chiusura degli esercizi commerciali. Per il momento il fascicolo è contro ignoti, ma sarebbe imminente l’identificazione formale di alcuni manifestanti che hanno imposto ai negozianti di abbassare le saracinesche.
Quanto alle ipotesi, andrebbero dalla violenza privata alla minaccia, dal danneggiamento al sequestro di persona. Quest’ultimo caso sarebbe, per esempio, quello della «Dok» di corso Vittorio Emanuele, le cui serrande furono abbassate mentre i clienti erano ancora nei locali.
