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L'anniversario della Disfida di Barletta e l'olio di gomito dei volontari: nuovamente ripulito l'epitaffio dimenticato, in territorio di Trani

Il 13 febbraio del 1503 dovrebbe essere una data di una certa rilevanza, ma spesso cade nel dimenticatoio. Quel febbraio fu combattuta fra tredici cavalieri italiani e tredici francesi la famosa Disfida di Barletta. Un particolare importante ancora oggi spesso s’ignora, la “sfida” fu lanciata nella città di Barletta ma combattuta a Trani. Attenzione non cadiamo, accecati dal futile campanilismo, in facili reazioni ed esclamazioni del tipo “ ci hanno rubato la Disfida” perché è una sciocchezza, ma rendiamoci consapevoli del ruolo che ha avuto la nostra città in questa vicenda.

Trani essendo sotto la dominazione Veneta (1496-1509) risultò, in quanto territorio neutrale, luogo idoneo per svolgere il combattimento. Il certame infatti si svolse in contrada S. Elia. In quello stesso campo nel 1583 Ferrante Caracciolo Duca d’Airola, prefetto delle province di Bari e Otranto, fece erigere un monumento in ricordo della disfida. All’‘indomani della Repubblica Partenopea, nel 1805 fu distrutto dai francesi memori della sconfitta, e riedificato nel 1846 a cura del Capitolo Metropolitano di Trani.

Nel 1903 furono aggiunti i versi di Giovanni Bovio “ in equo certame contro tredici francesi qui tredici di ogni terra italiana nell’unità nell’amore antico e tra due invasori provarono che dove l’animo sovrasti la fortuna gli individui e le nazioni risorgono".

Permettetemi di prendere spunto dalle profonde e quanto mai attuali parole di Bovio, che dovrebbero far tanto riflettere sul concetto di unità e di amore per la tradizione quindi per le radici comuni.

In quest’ottica negli ultimi anni siamo stati a rendere omaggio all‘epitaffio, un gesto puramente simbolico che mira a riportare l’attenzione su questo interessante tema, anche quest’anno relegato quasi nel dimenticatoio. Ringrazio Fabio Dellisanti, Felice Ferrante, Francesco Galantino, Michele Loiodice, Francesco Porcelli, Roberto Povia e Valentina Triminì, che al volo hanno accolto l’invito su fb per condividere un momento assieme. Grazie anche a tutti quelli che avrebbero luto aderire ma son stati impossibilitati dagli impegni.

IL monumento è stato per quanto possibile liberato dalle erbe infestanti, questa volta faceva bella mostra uno pneumatico abbandonato che abbiamo voluto riutilizzare in maniera ironica prima di portarlo all’isola ecologica.

Nel 1975 fu interessato da un intervento di restauro da parte del comune a cui partecipò il Rotary Club che pose una nuova targa con i versi di Bovio, e fu ricollocata una corona di ferro battuto al posto di quella scomparsa, omaggio del Comando del Presidio Militare di Trani, quest’ultima purtroppo ormai ridotta a un filo di ferro irriconoscibile.

In questi giorni protocollerò una richiesta di ricognizione del sito augurandomi che si possa prevedere con i mezzi consentiti (acquisizione/esproprio) un intervento di pianificazione per renderlo fruibile al meglio. Sarebbe opportuno un allargamento, già invocato in questi anni, dell’area adiacente all’epitaffio perché realmente esigua, quasi impraticabile con mezzi o con scolaresche.

Andrea Moselli - Guida turistica

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