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Morte di Giovanni Bassi: archiviazione per i medici, ma il Gip di Trani chiede nuove indagini sulla prevenzione nel carcere di Foggia

Il caso giudiziario si chiude, ma non la volontà della famiglia di uno sfortunato agente di Polizia penitenziaria che si faccia il più possibile chiarezza su cosa abbia determinato la morte del loro caro.

È questo il senso del documento che ha diffuso l'avvocato Michele Sodrio, difensore della famiglia Bassi, costituitasi nel procedimento giudiziario teso ad accertare eventuali responsabilità in merito alla morte dell'agente di polizia penitenziaria Giovanni Bassi di Trani, avvenuta esattamente un anno fa, il 23 marzo 2013, mentre lo stesso era in servizio presso la casa circondariale di Foggia.

Il decesso avvenne presso la Rianimazione dell’ospedale di Trani ed il titolare dell'inchiesta che ne scaturì, il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Raffaella De Luca, volle verificare eventuali responsabilità colpose a carico di medici.

La Procura nominò due consulenti medico-legali, la famiglia un consulente di parte: tutti e tre concordarono nell'affermare che Giovanni Bassi era morto per una “sepsi meningococcica fulminante con sindrome di Waterhouse-Friderichsen”, e che quindi non vi erano responsabilità in capo ai medici.

La Procura richiese quindi l’archiviazione per i dottori, "e noi, come persone offese - fa sapere Sodrio -, non ci siamo opposti a questa richiesta di archiviazione, ma abbiamo chiesto comunque la prosecuzione delle indagini perché siamo convinti che le responsabilità della morte del signor Bassi vadano individuate all’interno del carcere di Foggia".

A sostegno di tale convincimento, il legale richiama le disposizioni del Gip, Francesco Zecchillo, che ordinava alla Procura "una nuova consulenza medico-legale - scrive Sodrio - volta ad accertare se la meningite fu contratta da Giovanni Bassi (come siamo convinti) all’interno della Casa circondariale di Foggia, se tra il 19 e 20 marzo 2013 (periodo in cui il signor Bassi contrasse il terribile virus) fossero state adottate all’interno di quel carcere le precauzioni previste dalla legge per evitare il contagio di questo genere, nonché individuare chi fossero i dirigenti responsabili"

Il legale fa sapere che "solo dopo che si ebbe notizia della morte del povero Bassi, i responsabili del carcere di Foggia si attivarono in fretta e furia per vaccinare poliziotti e detenuti, precauzioni che dovevano essere adottate prima della morte del signor Bassi, e non dopo. Chiediamo e chiederemo fino alla fine che sia fatta giustizia - conclude Sodrio -, perché la morte di Giovanni Bassi siamo certi sia la conseguenza di lassismo e superficialità". 


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