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Rating, Trani rinvia a giudizio otto persone di S&P e Fitch: «Manipolazione del mercato». La Procura lamenta l'assenza della Consob, le società: «Accuse infondate»

Sarà il tribunale di Trani a decidere se Standard&Poor's e Fitch, tra il 2011 e il 2012, hanno manipolato il mercato declassando di due gradini il rating del nostro Paese (da A a BBB+). Saranno i giudici a dire se i due colossi del rating, con i loro report, hanno provocato - così come sostiene la procura – "una destabilizzazione dell’immagine, del prestigio e degli affidamenti creditizi dell’ Italia sui mercati finanziari nazionali ed internazionali», un deprezzamento dei titoli di Stato e un indebolimento dell’euro.  

Lo ha deciso il gup di Trani Angela Schiralli che ha rinviato a giudizio otto tra analisti e manager delle due società, compresi gli stessi colossi del rating. La posizione di Moody's, inizialmente entrata nelle indagini, è stata invece archiviata su richiesta della procura. Davanti al tribunale sfileranno quasi certamente, su richiesta della pm Michele Ruggiero, testimoni eccellenti dell’indagine: l’attuale ministro dell’ economia Pier Carlo Padoan (all’epoca dei fatti capo economista dell’Ocse), il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, e Maria Cannata (direttore generale del debito pubblico del ministero dell’economia) e saranno depositati per la prima volta i verbali dell’audizione resa al pm dall’allora premier Mario Monti. Proprio Monti dopo il downgrading delle agenzie di rating parlò di «un attacco all’euro e all’Europa».

Soddisfatto per i rinvii a giudizio il pm Ruggiero che però lancia una stoccata polemica alla Consob. "Sono francamente sorpreso per l’assenza, finora, in questo delicato processo, della Consob. La sua presenza – dice – avrebbe dato un segnale importante ai mercati finanziari. Confido che questa importante istituzione possa in prosieguo partecipare al fianco del pubblico ministero e delle parti civili (come l’Adusbef, ndr) nella fase dibattimentale".

Plaude anche il procuratore, Carlo Maria Capristo, che domani invierà a Consob ed Esma (Autorità europea degli strumenti finanziari) copia del decreto che dispone il giudizio "per gli eventuali provvedimenti di competenza".

Dura invece la reazione di S&P: "Crediamo fermamente che queste accuse siano completamente infondate e non supportate da alcuna prova" e "siamo fortemente convinti" che al termine del processo "saremo pienamente assolti da ogni accusa".

In questa indagine non mancano riferimenti politici. Tutto nasce anche da un’affermazione del pm Ruggiero che, nella scorsa udienza, disse che già nell’agosto del 2011, tre mesi prima delle dimissioni del premier Berlusconi, in una mail interna analisti di S&P parlavano del probabile ricorso ad un governo tecnico, in questo modo alterando le successive valutazioni sul rating. Argomentazioni queste che hanno indotto Forza Italia a chiedere l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle cause che portarono alla caduta del Governo Berlusconi.

Il processo comincerà il 4 febbraio 2015. A giudizio le due società, l’ex presidente mondiale di Standard & Poor's, l’ indiano Deven Sharma, il responsabile per l’Europa, Yann Le Pallec, e i tre analisti che firmarono i report sull'Italia, Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. A David Pearce, legale rappresentante di S&P-Londra, viene contestata la responsabilità amministrativa della società. Per Fitch sarà a processo David Michael Willmoth Riley, capo rating sovrano della sede di Londra, e il responsabile legale Trevor Pitman, per la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.

Manager e analisti di S&P sono accusati di aver fornito "intenzionalmente" ai mercati finanziari – tra maggio 2011 e gennaio 2012 – quattro report contenenti informazioni tendenziose e distorte sull'affidabilità creditizia italiana e sulle iniziative di risanamento e di rilancio economico adottate dal governo italiano. L’ultimo report sotto accusa è quello con cui S&P, il 13 gennaio 2012, decretò il declassamento del rating dell’Italia di due gradini (da A a BBB+). Per Fitch gli imputati sono accusati di aver rilanciato – dal 10 al 18 gennaio 2012 - "indebiti annunci preventivi di imminente declassamento" dell’Italia, mai decretato ufficialmente dell’agenzia Fitch fino al 27 gennaio 2012, "così divulgando a mercati aperti informazioni che dovevano restare riservate, concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo degli strumenti finanziari".

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