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Natale, il messaggio di don Mario Pellegrino - missionario in Brasile, alla Diocesi: "A scuola della mangiatoia"

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

si sta avvicinando il tempo di Natale e come tradizione, eccomi qui per condividere con voi una riflessione che stavo maturando in questi giorni quando l’animatrice della parrocchia di San Benedetto mi ha chiesto se quest’anno volevamo preparare un presepio per la nostra comunità. Ho proposto di realizzare un piccolo presepio vivente e subito mi sono chiesto cosa volevamo trasmettere a chi avrebbe visto questa recita. Mi sono venute in mente sette lezioni che possiamo ricavare andando a scuola della mangiatoia.

Prima lezione: nel presepe incontriamo come scena principale una povera mangiatoia. Stavo pensando come nella mangiatoia entra unicamente chi si fa piccolo: Dio si svuota della sua gloria e del suo potere e sta lì, avvolto in fasce. Questo perchè, come sappiamo, non c'era posto per lui nell’albergo. A Natale, sembra strano, abbiamo così i primi sentori della croce, le prime tracce del rifiuto, della crisi di spazio e di “posto” per Dio.

E’ una mangiatoia povera ma circondata dall'affetto dei genitori, dall’armonia con Dio, dalla compagnia degli animali. Il Dio di Gesù Cristo è differente da come spesso lo immaginiamo: non ha niente a che vedere con la forza, il potere e il prestigio, perchè ha scelto la povertà, l'umiltà e la semplicità. Anche noi, allora, abbiamo bisogno di farci “piccoli”, svuotarci del nostro orgoglio, della presunzione di considerarci migliori degli altri, del desiderio sfrenato di “competere” e schiacciare il prossimo perfino con la nostra indifferenza e entrare, invece, nella logica dell’armonia con il creato, le creature e il Creatore se vogliamo veramente accogliere il “piccolo Gesù” nella nostra vita.

Seconda lezione: la mangiatoia è un tabernacolo, contiene la presenza viva di Gesù, Pane di Vita. Anche il grembo di Maria, sua madre, è stato un tabernacolo, un tempio, una casa di Dio. Da Betlemme risplende il sole dell'Eucaristia, perchè Gesù nasce nella città del pane. Oggi, in molte città, invece, manca il pane, manca l’essenziale per recuperare il senso del proprio e altrui esistere; infatti, quanti senzatetto e quanta gente di strada non ha neanche un rifugio dove riposare? E, per schiaffeggiare le nostre coscienze, le statistiche ci ricordano che ancor oggi un miliardo di persone muoiono di fame nel mondo. Vivere la logica del presepio significa, allora, essere tabernacolo del pane di vita per tutti gli esclusi, abbandonati, scartati della nostra società, spezzando il pane del nostro essere con chi soffre per causa delle ingiustizie e oppressioni presenti attorno a noi.

Oggi è più facile e comodo accogliere la pubblicità di Babbo Natale (che non solo anestetizza le nostre coscienze trasformandoci in persone buone e solidali un giorno l’anno, ma anche ci invita a vivere un Natale consumistico che non ha nulla a vedere con la sobrità del presepio), piuttosto che la logica del Regno che ci invita a vivere quotidianamente la logica della solidarietà e della condivisione, della giustiza e della pace, della libertà e della dignità di ogni essere umano.

Terza lezione: la mangiatoia è un trono. Là riposa Colui che ci ha portato il Regno, che è la luce delle genti, riconosciuto tale dai Re Magi e dai pastori, ma temuto dal re Erode. Le basi di questo trono messianico sono il diritto e la giustizia, ecco perchè i poveri erediteranno questo regno mentre i potenti cadranno dai loro troni. Nella mangiatoia ci è già segnalato il trono della croce: entrambi parlano del rifiuto del Figlio di Dio, Re dell'universo, Signore e Giudice del popolo. Vivere la logica del presepio, significa, allora, per noi cristiani, impossessarci nuovamente di questo trono esercitando il diritto e la giustizia per tutti, facendo cadere dalle nostre vite il trono dell’indifferenza e della logica del “sempre è stato così!”. Siamo così provocati dal presepio a rimboccare le maniche per costruire la civiltà dell’amore e della solidarietà, dove, come ci ricorda Isaia (11,6-8) tutti vivono in pacifica armonia.

Quarta lezione: la mangiatoia è una cattedra dell’incontro, una scuola di alfabetizzazione del cristianismo, una cattedrale dove non ci sentiamo più soli, in quanto Dio è venuto a cercarci perché ci ha amati da sempre, un pulpito di accoglienza. Gesù è la grammatica in cui impariamo chi è Dio e come noi dobbiamo essere. Nel presepe il Bambino, Maria, Giuseppe, i pastori, i Re Magi e gli angeli sono maestri di fede, catechisti di amore, testimoni dei veri valori. Lì si impara la povertà, l’amore agapico, la giustizia fraterna e la logica delle Beatitudini. Là Dio parla senza parlare, unicamente attraverso gesti e azioni di amore. Dalla mangiatoia imparariamo ad essere discepoli del Vangelo, missionari dell’amore di Dio: Egli ci ha amati e ci ama sempre per primo e noi siamo invitati a rispondere al suo appello e al suo slancio di amore.

Quinta lezione: la mangiatoia è un tribunale. Siamo giudicati dall’innocenza del Bambino, dalla fede di Maria e Giuseppe, dagli atteggiamenti dei pastori e dei Re Magi, dalla lode degli angeli. La mangiatoia ci sfida, parla alle nostre coscienze, provoca in ciascuno di noi discernimento e decisione. Tutti coloro che passarono di là, infatti, hanno cambiato il loro modo di pensare e di vivere. Il Verbo fatto carne ci giudica e ci invita a fare le noste scelte, a decidere e soprattutto ci invita alla conversione, cambiando il nostro modo di pensare e di agire, trasformandoci da persone solitarie in esseri solidali.

Sesta lezione: la mangiatoia è un altare. Un Bambino ci è stato dato, Egli dall'altare di Betlemme fino alla Croce ha dato il suo sangue per noi. Dalla mangiatoia la vita di Gesù è stata sempre una vita donata, consegnata, consacrata agli altri. La sua esistenza è stata un “pro-esistenza”. Egli non ha fatto nulla in beneficio proprio, per ricevere privilegi personali, il suo alimento era fare la volontà del Padre. Dal presepio anche noi apprendiamo, allora, che la nostra vita deve essere sempre offerta, sacrificata, donata per il bene di tutti. Solo così ri-nasceremo ogni giono alla nuova-vera vita, alla vita dell’amore e della solidarietà.

Settima lezione: la mangiatoia è come una radio. Il Verbo si è fatto carne per comunicare al mondo il messaggio della salvezza; a Betlemme risuona la voce del Verbo, la gioia del Regno, l'insegnamento del Vangelo. I vangeli dell'infanzia sono la sintesi di tutto il Vangelo che deve arrivare fino ai confini della terra. Da Betlemme, dalla stalla, dalla mangiatoia riceviamo, allora, la forza e l'energia della Parola di Dio, di cui siamo chiamati ad essere emissari, microfoni e trasmettitori.
Gli auguri, allora, che rivolgo a tutti voi quest’anno è che possiamo praticare tutti gli insegnamenti che dalla scuola della mangiatoia apprendiamo.

Un forte abbraccio a tutti,

sac. Mario Pellegrino
fidei donum in Brasile


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