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Barletta-Andria-Trani, persi 20mila posti di lavoro in sei anni. La Cgil: «Situazione gravissima»

Dal 2008 ad oggi nel territorio della Provincia di Barletta-Andria-Trani sono 20mila circa gli occupati in meno. “Numeri che galoppano – ha spiegato il segretario generale della Cgil Bat, Luigi Antonucci, nella conferenza stampa di inizio anno – mentre pochi, o nulli, sono i segnali di risalita”. Nel 2013, stando all’elaborazione del vice presidente dell’Euroidees su dati Istat, Emanuele Daluiso, il tasso di disoccupazione era del 22 percento, mentre quella giovanile si attestava al 42,7 percento; secondo le previsioni, nel 2014 è cresciuta e continuerà a crescere ancora, solo nel 2016 si dovrebbe registrare un piccolo calo rimanendo però saldamente sopra al 20 percento. La ripresa si preannuncia debole e, soprattutto, il reddito prodotto resta ancora inferiore a quello dell’inizio della recessione.

Se questi sono i numeri della disoccupazione non ci sono, invece, dati certi sugli ammortizzatori sociali. “Sappiamo – ha detto Antonucci – che la cassa integrazione in questo territorio è aumentata a dismisura, anche perché ogni giorno i rappresentanti delle nostre categorie si ritrovano presso l’ufficio provinciale del lavoro seduti al tavolo con le aziende per firmare richieste di ammortizzatori sociali. Non siamo, però, in possesso di informazioni ufficiali perché abbiamo inoltrato nei giorni scorsi una richiesta di dati all’Inps ma ci siamo trovati di fronte ad una segretezza che non abbiamo ben compreso”.

Analizzando tuttavia la situazione attuale nel territorio, il numero uno della Cgil ha spiegato come “fino a qualche anno fa la cassa integrazione serviva a prendere tempo per assistere all’evoluzione del mercato e nel frattempo dava possibilità alle aziende di ricollocarsi, oggi sempre più spesso, ci ritroviamo a firmare mobilità e licenziamenti collettivi. Il tempo evidentemente ormai è scaduto. L’unico freno all’emorragia occupazionale è rappresentato dai contratti di solidarietà, di recente la Funzione pubblica ne ha firmato uno importante con i vertici della casa di cura di Trani ‘Villa Dragonetti’ scongiurando così circa 40 licenziamenti. Ma sulla ‘solidarietà’ non abbiamo certezza nei finanziamenti, un fatto gravissimo. Un grande sforzo che fanno i lavoratori mentre dal governo centrale non hanno ancora indicato quali e quante risorse destinare a questo intervento”.

“Il 2015, dal punto di vista occupazionale, si è aperto esattamente come si è chiuso lo scorso anno e lo abbiamo già visto in questi primi giorni di gennaio: un’azienda di Trani ha messo in mobilità i suoi 31 dipendenti e un’altra grande realtà di Margherita di Savoia ha chiuso i battenti. Studiando, inoltre, il tessuto produttivo del nostro territorio verifichiamo che è formato essenzialmente da piccole aziende che hanno in media quattro o cinque dipendenti, una quantità tale che ci vede, per numero di realtà simili, secondi solo alla Provincia di Bari. È evidente, dunque, che non corrisponde a verità ciò che racconta qualcuno e cioè che le aziende si fermano a 14 dipendenti per non arrivare a 15 e dover quindi avere a che fare con il tanto odiato articolo 18. Parliamo di piccole e medie imprese che continuano a lavorare ed a produrre nonostante la crisi, sotto traccia, mantenendo intatti i livelli occupazionali. Ed è proprio sulle aziende artigiane che abbiamo deciso di puntare la nostra attenzione. Così come anche sui giovani, per questo da alcuni mesi anche nella Bat si è costituito il Nidil, il sindacato dei lavoratori atipici che raccoglie già un buon numero di iscritti”.

Non solo questioni lavorative ma l’attenzione del sindacato si è anche fermata sull’emergenza abitativa strettamente collegata alla dimensione occupazionale. “Nel cosiddetto Milleproroghe – ha commentato il segretario generale – è stato bloccato il blocco degli sfratti, questo gioco di parole sta a significare che nel nostro territorio se non si interviene immediatamente ci saranno migliaia di persone che verranno ‘invitate’ ad abbandonare le proprie abitazioni. C’è una proporzione di uno a dieci tra gli sfratti per finita locazione e quelli per morosità incolpevole, molte sono ormai le persone che devono decidere se pagare l’affitto o comprare da mangiare. Anche qui abbiamo intenzione di non rimanere alla finestra, chiederemo un incontro al Prefetto perché intervenga per affrontare questo problema”.

L’appello della Cgil Bat ancora una volta è rivolto agli enti locali: “Comuni e Provincia devono fare la loro parte a cominciare dai cantieri di cittadinanza i cui fondi sono stati stanziati ma per i quali, fino ad ora, stentano a decollare i progetti. La gente ha fame adesso, la gente è disperata adesso, la gente sta perdendo la casa adesso, questo è il momento di darsi da fare e non tra un mese o un anno”.


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