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Omicidio Zanni, le testimonianze di chi c'era al porto di Trani: «Li vidi complimentarsi l'un l'altro per la rissa»

«Ho visto quei tre congratularsi l'uno con l'altro per la rissa». Questa testimonianza, fra le altre, spicca nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Gianluca Napoletano, il diciannovenne accusato di concorso in omicidio e rissa aggravata per la morte di Biagio Zanni.

Si tratta di uno dei dettagliati racconti dei «testimoni coraggiosi», parafrasando il procuratore, Carlo Maria Capristo, le cui dichiarazioni hanno aiutato i carabinieri della Compagnia di Trani a ricostruire il quadro di quello che è accaduto in quei drammatici minuti tra il 19 ed il 20 settembre sul porto di Trani.

Un «branco» feroce, ma anche freddo e calcolatore: dalle testimonianze, infatti, emerge che uno dei responsabili della rissa, quello con lo scooter, si fosse addirittura recato nella zona del pronto soccorso dell’ospedale di Trani per scrutare cosa stesse accadendo dopo avere saputo che Biagio Zanni era stato trasferito lì. Un altro dei ragazzi sarebbe stato visto più tardi, verso le 3, tranquillamente seduto in un vicolo tra via Zanardelli e piazza Teatro, quasi ripercorrendo mentalmente le immagini dell'atto criminoso di cui si era reso responsabile in concorso con gli amici. Non manca la ricostruzione dell’esibizionismo del minore più piccolo, il probabile accoltellatore, fiero di mostrare agli amici la sua collezione di coltelli e che quella sera, probabilmente, era uscito con una delle armi da taglio nella sua disponibilità.  

E poi, la descrizione verbale, in vernacolo tranese, del momento più drammatico della colluttazione, quando Biagio Zanni, già a terra tra auto e marciapiede, viene persino rimproverato da un passante, che gli rinfaccia il fatto di essersi di essersela presa con dei ragazzi: «Ma ce d’aie, te mitte colle wagnoune». E lui che risponde dicendo: «E stav u wagon a ssol contr a diece (Il mio amico era solo contro dieci)». Non da ultimo, quel gesso al braccio di Napoletano, utilizzato come arma impropria e diventato, però, l'elemento di maggiore riconoscibilità dell’arrestato: un presidio ortopedico trasformato in tremendo corpo contundente.

Dall’indagine emerge anche un altro dettaglio, tutt'altro che trascurabile: la stessa formazione, soltanto una settimana prima, il 13 settembre, si era resa protagonista di un'altra rissa, evidentemente di minore entità, in piazza Cittadella: anche in quell'occasione erano sopraggiunti i carabinieri, ma forse, oltre a non esserci presupposti per fermare alcuno, non si era avuta la sensazione che quelle stesse persone potessero andare ben oltre. Molto oltre.


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