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«Zona 900», Amet conferma: «Abbiamo avuto un problema fatturazioni, ma stiamo recuperando». Barresi al sindaco di Trani: «Nelle aziende urge una svolta»

«È evidente che la mancata fatturazione ha comportato introiti finanziari minori per la società. Tuttavia, alla data del 10 ottobre scorso, è stato emesso il ciclo di fatturazione per la zona 900 afferente il mese di competenza 2014, recuperando sei mesi di tardiva fattura fatturazione durante il periodo estivo».

Così il presidente di Amet Spa, Nicola Pappolla, rispondendo ad un'interrogazione del consigliere comunale della Lista Emiliano, Anna Maria Barresi in merito al problema delle fatturazioni dell'azienda elettrica nei confronti di un'ampia fascia di utenti ai quali, in assenza delle letture puntuali dei contatori, erano giunte bollette legate a letture stimate, di importo inferiore al dovuto e la conseguenza di un deficit delle entrate per l'azienda.

Secondo i calcoli del consigliere comunale di maggioranza, i kilowatt non fatturati ammonterebbero a circa 30 milioni, raffrontando tale dato con il definitivo del 2013 e, pertanto, l'azienda non avrebbe incassato circa 2.400.000 euro. Nel frattempo, sempre secondo Barresi, «Amet è in crisi di liquidità e la sua esposizione bancaria la costringe a pagare 262mila euro di interessi passivi, come si evince dal bilancio 2014. Da questo giochetto perverso - scrive - emerge che la mancata fatturazione e reperibilità di liquidità finanziaria costringe l'azienda a non assolvere puntualmente al pagamento della Cassa conguaglio, e paga circa 100mila euro l'anno di interessi passivi sui ritardati versamenti».

Pappolla, proprio con riferimento agli interessi passivi, precisa che «sono quelli indicati in bilancio e nella relazione del Consiglio di amministrazione, scontano i tassi mediamente praticati sul mercato e sono determinati altresì dal fisiologico ritardo con cui Comune di Trani liquida all’Amet i corrispettivi dei contratti di servizio, oltre che dai ritardi nei pagamenti delle bollette degli utenti, di quelli morosi e cessati, nonché dei trader».

Il presidente, peraltro, ammette che «la mancanza di liquidità ha squilibrato nel tempo il regolare pagamento di quanto dovuto alla Cassa conguaglio, una debitoria che finalmente è stata riconciliata in 2 milioni e mezzo di euro di sorte capitale che, a brevissimo, dovrebbe essere saldata anche con l'aiuto del Comune di Trani, che si appresta a liquidare alla società i servizi effettuati negli anni 2014 e 2015. Per quanto concerne recupero dei crediti – conclude Pappolla - restano ferme le difficoltà incontrate all'azienda e rappresentante dall’aggravante della crisi, con l'aumento delle chiusure di attività commerciali ed artigianali, nonché le famiglie sempre più in difficoltà ad arrivare a fine mese che chiedono rateazioni e piani di rientro, oltre alla diffusa e sempre crescente pratica del turismo energetico».

Per tutto questo, quindi, nel 2015 Amet ha affidato a due avvocati le previste azioni di recupero, ma Barresi si dice perplessa: «Ma perché Amet continua allora a versare regolarmente le tasse d’iscrizione all’albo degli avvocati per una dipendente che è stata assunta a tale scopo, ovvero occuparsi del contenzioso aziendale?».

E contrattacca anche sulle perdite: «Stupiscono le ammissioni del presidente – scrive al sindaco – e la richiesta di un piano di rientro entro fine anno 2015, dovendo però pagare circa 600.000 euro di interessi. Ecco dove finiscono in malo modo i nostri soldi: se vogliamo evitare che tutto ciò continui ad accadere in Amet – conclude -, dobbiamo cercare una classe dirigente attenta, capace e scrupolosa, che ami le aziende come solo un sagace genitore amerebbe i propri figli».


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