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Senese e Napoli centrale, anche a Trani una forza della natura. E Cera Lacca si merita un bel preserata

È andato a Cera Lacca, al secolo Nicola Landriscina, l'onore di aprire la grande notte di James Senese a Trani. Le note di Gretel, una ballata proposta in chiave acustica, hanno aperto la strada a Il fantasma dei fornelli, vivace cavalcata dal testo surreale, ideale per scaldare il pubblico ed esaltare l'istinto dell'artista tranese, sempre incline a nuove, imprevedibili e per questo viepiù gradite produzioni discografiche.

Quanto proposto sul palco dell'Impero è tratto dal suo nuovo cd, prossimo all’uscita con un numero di pezzi da sette a dieci. Un lavoro in fieri ed un mini live che lo ha anticipato, con dedica alle vittime del Bataclan ed al compianto Gino Piazzolla, e tributo speciale ai compagni di palco: Marzio Palmieri (chitarra) e Paolo Melli (batteria e armonica a bocca).

Il 10 per cento dell'incasso della serata è stato devoluto all'edizione 2016 de I dialoghi di Trani, che si terrà a settembre ed avrà per tema "Condividere". Lo ha fatto sapere Rosanna Gaeta, direttore artistico della manifestazione, introdotta da Francesca Rodolfo, presentatrice della serata.

Neanche a farlo apposta, da quel momento, il pubblico di Trani ha “condiviso” con James Senese un crescendo di emozioni e ricordi.

Napoli Centrale nasce nel 1973, sulla scia dell’originario gruppo degli Showmen, e trova il Malasorte il primo successo, un pezzo che, in realtà è un inno all'ottimismo, che prorompe dal ripetuto invito alla sfortuna a tornarsene a casa.

La serata si scalda con la splendida Campagna, un mezzo tempo che esalta la classe del quartetto in scena e fa muovere incessantementre le teste degli spettatori, progressivamente partecipi della gran serata.

Dalla campagna al mare, inevitabile l'omaggio a Pino Daniele, con cui Senese ha condiviso infiniti successi. Uno di questi, Chi tene o mare, è stato proposto con l'accompagnamento alla batteria di Agostino Marangolo, componente la band di Daniele in Nero a metà ed altri storici album e, per alcuni anni, batterista della stessa Napoli centrale. Oggi Marangolo vive e lavora a Trani, grazie alla Scuola sul mare da lui fondata in città, e Senese l'ha fraternamente ospitato nella parte centrale della sua performance.

«Sono sassofonista e non cantante - ha confessato l’artista minimizzando le sue doti canore -, ma ho dovuto cantare e allora l'ho sempre fatto a modo mio. Mi capitò per la prima volta a casa di mia madre e mi scambio per pazzo. Con questo spirito ci siamo presentati ai discografici e, per fortuna, siamo piaciuti».

Fredy Malfi (batteria), Gigi De Rienzo (basso) ed Ernesto Vitolo (tastiere) accompagnano degnamente il Deus ex Machina della formazione. Per tutti, il tempo sembra non essersi mai fermato, e non si ferma soprattutto Malfi, che si scatena in uno spettacolare solo di batteria restando altrettanto solo sul palco.

Senese non manca di presentare Maria Maddalena, censurata dal Vaticano: "Maria Maddalena s'è innamurata 'e Nazzareno'. Non meno dissacrante "Mio nonno aveva 70 anni quando morì" (rende di più nel titolo napoletano, da noi tradotto per non incorrere in errori), metafora della vita come "'na giostra che gira e se ne va", chiusa da un ripetuto giro di non meno provocatoria tarantella “senesizzata”.

Senese concede un doppio bis e manda tutti a casa felici. Tony D'Ambrosio, Mimmo Laurora e gli altri organizzatori dell’evento possono ritenersi soddisfatti della notevole risposta del pubblico e dell'elevata cifra tecnica del concerto. Potrebbe essere stata la prima pietra di un progetto ancora da costruire, ma che sembra avere solide basi ed obiettivi di qualità.


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