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Spallucci (Omi): «Trani vive la rinascita. La vera storia della città la scrivono i cittadini»

La vera storia della città di Trani la scrivono i cittadini. Giornalisti, scrittori, critici, distruttori di futuro ne raccolgono le metaforiche pagine. Personalmente non volendo partecipare alla rissa della dialettica preferisco pensare che dalle parole e dai gesti scaturisca una formula magica che sia produttiva di entusiasmo e desiderio nella costruzione di un futuro migliore.

La storia della nostra città, pertanto, è meglio lasciarla raccontare nei fatti ai tranesi costruttori di futuro, cioè agli uomini ed alle donne che con le opere concrete e possibili sono capaci di donare emozioni, di edificare iniziative, di rigenerare bellezza in quanto chi, come me, crede nella bellezza della nostra città la ama, la difende, la desidera migliore ed in quanto chi, come me, è cristiano, non può tirarsi indietro rispetto all'impegno urgente e necessario di cui la nostra comunità ha bisogno.

Non esistono una politica o un'economia o un'impresa "cristiana": esistono i cristiani impegnati in politica, in economia, nelle imprese, con tutte le emozioni da gestire, i cuori e le intelligenze da mettere in azioni. Soprattutto con il mettere in moto la volontà del fare. Ovviamente alleando coerenza e credibilità personali che gli altri possono riconoscere, poiché i valori del Vangelo non sono espressi come in un manuale, ma chiedono la fatica della traduzione nelle azioni, nel qui ed ora. Assumerli non è un compito facile ed immediato; richiede pazienza, impegno, preparazione.

Questa è l'azione educativa in grado di trasmettere, di generazione in generazione, una città che migliora, una comunità che cresce, un'impresa che crea valore per tutti. Non sono sufficienti i monumenti, le opere ed il capitale. Soprattutto serve un patrimonio comune e condiviso di relazioni e di valori.

Il passaggio del testimone da un anno all'altro, da un periodo all'altro, da una generazione all'atro è quanto di più delicato e prezioso esista nella vita di una città, di una famiglia, di un'impresa, perché la trasmissione di uno stile, di un vissuto è un fatto tutt'altro che scontato. La prima responsabilità di una comunità come di una famiglia di imprenditori è quella di aiutare i giovani a trovare la propria vocazione, accompagnandoli nel percorso bello e difficile della scoperta, non esercitando nessuna forma di pressione.

La continuità così è possibile soltanto se si afferma la cultura della consapevolezza, del merito, portando a ruoli di responsabilità le persone migliori, capaci e competenti che hanno uno sguardo di lungo periodo. Tutto ciò richiede la condivisione di relazioni e di affetti maturati negli anni. Insomma serve la consapevole e responsabile coscienza di vivere dentro una "storia comune", più grande dello stesso desiderio comune di intrecciare sapienza passata e voglia di futuro.

Ed i primi a spendersi concretamente per l'avvio di questo nuovo corso della storia sono gli adulti: i papà e le mamme, i nonni e gli zii. Come si fa quando si avvia una nuova impresa per i propri ragazzi, i propri figli. Il filo della vita, come sappiamo, non si interrompe mai, soprattutto se si portano avanti buone idee. Concretamente. Realisticamente.

La città, come l'impresa, passa di generazione in generazione se c'è "cuore". L'attuale distanza, però, tra queste parole e i fatti lascia maggiore la presenza di venti contrari, che rallentano le aspettative di chi si sta già spendendo per la nostra comunità cittadina. Siamo in una fase in cui serve, più del pane, l'amore disinteressato. Una missione per coraggiosi veri.

Per diventare gradi fuori e dentro, nelle opere ma anche nell'intimo. Per essere capaci di scelte e gesti in grado di costruire, ogni giorno, anche nelle piccole cose, un pezzetto di mondo migliore: la nostra città. Promuovendo la cultura della vita e del rispetto. Esercitando i diritti ed adempiendo ai doveri.

Il primo dovere: costruire il domani in quanto non si sfugge al futuro, qualsiasi esso sia.

Il secondo dovere: usare le nuove tecnologie in maniera critica, altrimenti le nuove tecnologie useranno noi, in quanto la differenza sta nel nostro approccio e talvolta è una questione di metodo.

Il terzo dovere: recuperare la nostra storia, la nostra dimensione.

Il quarto dovere: rendere più inclusiva la profonda trasformazione che stiamo vivendo e meno sfilacciata la società, soprattutto nell'interesse di chi non ha voce.

Il quinto dovere: desiderare e voler guardare lontano, oltre gli errori e le difficoltà.
Trani rinasce. Ed era ora!

Mauro Spallucci - Omi Trani (Organismo a movente ideale)


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