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Morì in moto a 16 anni, la famiglia: «Fu colpa dei cani randagi». Chiesto un milione di risarcimento al Comune di Trani

Una tragedia che costò la vita ad un 16enne motociclista, che soltanto due giorni prima aveva ricevuto lo scooter in dono dal padre. Il destino lo attendeva al varco quel maledetto 26 settembre 2010, in una strada periferica della zona Sant’Angelo: erano le 14.40 quando il ragazzo, perdendo il controllo della moto, si schiantava contro un muro di cemento sotto gli occhi dei parenti, che lo seguivano in una vettura. Il 16enne subì un trauma grave con conseguente emorragia interna e, nonostante indossasse il casco, giunse in ospedale già privo di vita.

Le cronache dell’epoca raccontano che i familiari condussero il paziente al pronto soccorso direttamente con i propri mezzi, senza attendere l’arrivo del 118, ma gli stessi articoli non avevano mai potuto riferire, igonrandole, le eventuali cause alla base dell’uscita di strada e conseguente decesso del ragazzo. Ebbene, soltanto nei giorni si è appresa una circostanza che, se verificata, potrebbe cambiare, e di molto, le carte in tavola determinando, soprattutto, un pesante danno economico a carico di un ente pubblico.

Infatti, è di oltre un milione di euro la richiesta, formulata dai familiari del ragazzo, per il risarcimento del danno a seguito della morte del loro congiunto: a loro dire, sarebbe stata determinata da un’aggressione di cani randagi. In altre parole il ragazzo, transitando con lo scooter, avrebbe attirato l’attenzione di un branco di cani che avrebbe inseguito il giovane, facendogli perdere l’equilibrio e determinandone la caduta fatale.

Peraltro, la famiglia avrebbe citato in giudizio l’Asl Bt, in quanto ritenuta responsabile dell’omesso accalappiamento dei cani. Di conseguenza, l’azienda sanitaria, lo scorso 18 marzo, a sua volta ha chiamato in causa e citato in giudizio il Comune di Trani, ipotizzando in capo al sindaco pro tempore le eventuali responsabilità in quanto massima autorità sanitaria sul territorio cittadino. L’atto di citazione è stato notificato dal direttore generale, Ottavio Narracci, rappresentato e difeso dall'avvocato Giuseppe Di Leo. Evidentemente, l'azienda sanitaria non si ritiene in alcun modo responsabile per il tragico evento, ipotizzando eventuali responsabilità omissive ad esclusivo carico del Comune di Trani, materialmente proprietario dei cani randagi che vagano per il territorio urbano, e che non avrebbe avuto cura di informare per tempo l’Asl Bt della presenza di quell’eventuale branco: in assenza di una segnalazione, nessuno avrebbe potuto accalappiare quei cani.

Il dirigente dell’Area contenzioso di Palazzo di città, Carlo Casalino, a sua volta, ha determinato la resistenza in giudizio dell’ente incaricandone il responsabile dell’Ufficio legale, l’avvocato Michele Capurso. La difesa del Comune dovrebbe puntare a dimostrare, innanzi tutto, che la presenza di quei cani sulla scena dell’incidente, ove mai confermata, non abbia concorso a determinarlo. Peraltro, l’ente si è sempre preoccupato di gestire l’enorme massa di cani randagi presenti sul territorio, ponendo a disposizione dell’utenza sia un canile sanitario, sia uno di ricovero. Queste due strutture, nel complesso, tengono lontani dalle strade, di volta in volta, almeno trecento esemplari, restituendoli poi al territorio, ove non adottati e non morsicatori, microchippati e sterilizzati.


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