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Lo sfogo della mamma di un bimbo autistico: «A Trani solo la scuola lo ha accolto bene, ma dalle altre parti lo evitano»

«Sono la mamma di un bambino con autismo, che frequenta la scuola primaria. Perché scrivo questa lettera aperta? Non per ricevere compatimento, ma offrire qualche spunto di riflessione e, spero, dare voce a quanti, come me, vivono le stesse difficoltà».

A parlare è la signora Maria, mamma di un bambino autistico, che percepisce «un clima di solitudine che ci attanaglia fino a toglierci il respiro - scrive -, perché, al di là della mobilitazione in un giorno dell'anno, di volantini, striscioni e palloncini blu in volo, al di là dei numeri verdi e telefoni blu, ce ne sono altri 364 da vivere soli, con i nostri problemi irrisolti, specialmente se non si ha molta disponibilità economica e si vive in una realtà cittadina come quella tranese.

Difficoltà di stare vicini al proprio bambino, di sostenere le inevitabili spese per dargli il conforto di cui ha bisogno, speranza che la scuola vi riesca durante le ore della giornata in cui il piccolo viene consegnato a quell'agenzia educativa.

Ebbene, i buoni propositi in parte confliggono con la realtà, in parte ci vanno d'accordo: «A scuola il mio bambino è bene integrato - confessa -, e forse è l'unico posto in cui non è stato mai considerato un problema. Le insegnanti lo coinvolgono in tutto e lo portano ovunque. Ma è nelle altre ore della giornata che non sappiamo cosa fare. Ho provato a cercare un doposcuola - racconta la mamma -, anche privato, ma sembra che nessuno sia in grado di gestire un bambino con autismo. In parrocchia altrettanto, e non parliamo delle palestre: non ce n'è una che sia disposta ad accogliere un ragazzino autistico, nemmeno in piscina. La risposta che mi sento ripetere ovunque è che "al momento non abbiamo personale specializzato, ci faremo sentire e, nel caso, la quota da pagare sarebbe doppia". Poi nulla».

La realtà, complessivamente percepita dall'autrice della missiva, è che i bambini con autismo «necessitano di terapie comportamentali che non tutti possiamo pagare. Ma allora, quale futuro li attende? Al Comune di Trani - fa sapere la signora Maria - promettono e prendono tempo, ma alla fine dobbiamo pensarci noi genitori. Adesso ci siamo, ma poi? Il mio - conclude - è solo uno sfogo, ma sento di condividerlo con tutta la città, perché sono certa che altre famiglie vivono il nostro stesso problema e, insieme, possiamo affrontarlo e risolverlo meglio».

Proprio nei giorni scorsi avevamo riferito dell'intervento di Fabrizio Ferrante, presidente del consiglio comunale e papà di un bimbo autistico, alla festa del Partito democratico in piazza del Popolo, a Roma. Ferrante aveva richiamato la necessità che la pur approvata legge del «Dopo di noi» trovi i suoi provvedimenti attuativi per diventare pienamente operativa.

La signora Maria ci h inviato la sua testimonianza con una lettera vecchio stampo, per posta tradizionale ed in busta chiusa. Il giornale di Trani si pone a disposizione perché si metta in contatto con chi possa aiutarla: 0883.485960.


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