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«Trani città cardioprotetta? Si può»: l’intervento di Carlo Avantario (Pd)

Nei paesi industrializzati una persona su mille, ogni anno, perde la vita a causa  di un arresto cardiocircolatorio. In Italia sono più di 200 al giorno gli individui che muoiono per morte cardiaca improvvisa. Si stima siano circa 15.000.000 i soggetti a rischio tra coloro che soffrono di obesità, diabete, ipertensione e pazienti con alti livelli di colesterolo nel sangue, fumatori, persone che hanno un’anamnesi familiare di coronaropatia o che, geneticamente, rischiano più di altre di essere colpite da arresto cardiaco.

Nell’80% dei casi l’arresto cardiaco si verifica in ambienti extra ospedalieri (nelle abitazioni private, negli  uffici pubblici, per le strade e nelle piazze, nei luoghi di lavoro, all’interno di impianti sportivi o in luoghi di aggregazione, come ad esempio cinema e teatri) senza dare segni premonitori. Il cuore smette di  compiere la sua normale funzione di pompa e la persona colpita da arresto cardiocircolatorio, il più delle volte, cade a terra senza dare alcun segno di vita. Il 65% degli arresti cardiocircolatori avviene in presenza di testimoni.

Quindi, se non si interviene entro i primi 5 minuti dall’arresto cardiocircolatorio somministrando una scarica elettrica al cuore per ripristinare la normale attività cardiaca del paziente, la possibilità di salvezza per la persona colpita si abbassa notevolmente.

Nelle città in cui sono stati avviati importanti progetti di cardioprotezione (tra cui Piacenza, Pisa, Orvieto, Monza, Sanremo, Siena, Venezia, ecc.), il tasso di sopravvivenza è passato da poco meno del 5% ad oltre il 50 %: questo significa aver ridotto notevolmente il numero dei decessi all’anno causati da arresto cardiaco sul territorio italiano (molte migliaia in meno).

Nonostante l’evidenza dei dati ed il fatto che l’arresto cardiaco sia una delle principali cause di decessi in tutto il mondo, non esistono leggi che impongono la presenza di defibrillatori all’interno dei luoghi di lavoro e nei luoghi pubblici, come accade per gli estintori.

Il Decreto Balduzzi (n.158 del 13-9-12) impone alle società sportive (sia dilettantistiche che professionistiche) di dotarsi di un defibrillatore semiautomatico da utilizzare in caso di arresto cardiocircolatorio, dopo aver allertato il 118. Ma, dopo alcuni rinvii, non è ancora entrato in vigore.

Questa doverosa premessa clinica è importante in quanto serve a  comprendere la necessità di diffondere la cultura  delle installazioni di postazioni di defibrillatori, nell’ottica di contrastare tempestivamente l’arresto cardiaco improvviso e salvare molte vite umane.

Nella nostra Regione mi risulta che due città siano cardioprotette: Terlizzi e  Lecce. Quest’ultima, in particolare, ha completato la sua cardioprotezione in 3 anni, con circa 100 postazioni di defibrillatori. Nella nostra città è presente un defibrillatore semiautomatico nella villa comunale, donato dalle Associazioni “Città dell’infanzia” (di cui faccio parte) e “Gesti di vita onlus”, in occasione della “Notte bianca dei bambini”.

In quell’occasione auspicammo l’ampliamento della cardioprotezione a tutto il territorio cittadino.

Per definire una città “cardioprotetta”, infatti, è necessario che la stessa si doti di un cospicuo numero di defibrillatori tali da coprire tutto il territorio cittadino: Comune, scuole, tribunale, carcere, aree mercatali, centri commerciali, biblioteca, musei, cinema, teatri, piazze, insomma luoghi ove si concentra un numero elevato di persone, oltre che ovviamente centri sportivi. Sarebbe utile dotare di tale strumento salvavita anche le pattuglie delle Forze dell’ordine e i Vigili del fuoco, fino ad arrivare ai singoli condominii.

La sensibilizzazione della cittadinanza, a cominciare dalle istituzioni e dalle associazioni, è iniziata e il solco è stato tracciato: Claudio Biancolillo si è già messo all’opera a favore di una scuola, promuovendo una colletta tra i genitori per acquistare tale prezioso strumento. Sono, dunque, fiducioso che questo progetto virtuoso, con un effetto domino, si possa estendere a tutta la città. Spero che tutti, dalle istituzioni ai singoli, si muovano in questa direzione e che in breve tempo Trani possa annoverarsi tra le città cardioprotette.

Carlo Avantario (consigliere comunale Pd)


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