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“Patto territoriale nord-barese ofantino”, la nota di Montaruli: «Una gallina dalle uovo d’oro per tutti»

Patto territoriale nord-barese ofantino, una gallina dalle uova di diamante per amministratori pubblici, politici, burocrati, consulenti, imprese e tutto il cerchio magico che ha ruotato attorno all’abbeveratoio dispensatore di fiumi di danaro pubblico.

Fiumi di danaro che in soli 19 anni ha raggiunto la soglia di quasi 52 milioni di euro utilizzando i fondi europei, nazionali e regionali strutturali, diretti ed indiretti. Per farne cosa? Quale ricordo o testimonianza si ha oggi di opere, benefici, strutture, servizi rivenienti da tale enorme sfruttamento e spesso spreco di denaro pubblico? Chi sono stati i beneficiari di cotanto foraggiamento? Se oggi ci trovassimo nella terra del’efficienza, dello sviluppo, del progresso e del lavoro allora forse anche quel giocattolo avrebbe potuto vantare qualche merito ma di fronte ad un territorio martoriato, malgovernato, emarginato, sfruttato; con un tasso di disoccupazione che sfiora il 60%; con un tasso percentuale impressionante di giovani che lo abbandonano per cercare rifugio altrove; con livelli di assistenzialismo impressionanti e prospettive politico-amministrative disastrose; con una classe politica e dirigente lontana, distante dalla gente o addirittura assente; con il più elevato tasso di conflittualità sociale; con un inquinamento ambientale insopportabile, al limite dell’emergenza sanitaria, quale analisi potremmo farne?

Oggi da più parti si vorrebbe smantellare e portare a morte certa la fontana sempre aperta a chi ne avesse avuto le chiavi giuste per farla sgorgare ed a rischio ci sarebbero, pensate un po’, proprio i posti di lavoro dei 22 lavoratori al servizio del Patto. Non so, non sappiamo se quei lavoratori, al Patto, ci stiano per merito, per appartenenza, per concorso o semplicemente, come dovrebbe essere per tutto il pianeta e per tutte le persone, per meriti, per competenze, per professionalità e per aver superato una qualche prova in una sfera di pari opportunità (di questo ne siamo certi!?), sta di fatto che quei lavoratori, oggi, ci sono e sono lì ad attendere quale sarà il loro futuro. Sembrano preoccuparsi meno, invece, coloro che continuano e continueranno ad “incassare” e ad abbeverarsi a quelle mammelle che evidentemente non hanno ancora esaurito il loro contenuto zuccherino.

Un fitto annuale di circa 50 mila euro oltre a consulenze, affidamenti incarichi, contenziosi e non ultimo la nomina di altri dirigenti. Poi viene scritto che addirittura il Patto vanterebbe crediti nei confronti di alcuni comuni o altri soggetti, soci dello stesso Patto territoriale. Sarebbe curioso sapere, ad esempio, se tra quei “soggetti debitori” ci siano anche alcune associazioni di categoria e sindacati che, sempre da privilegiati, hanno partecipato a pieno titolo al piatto territoriale, anche in qualità di soci.

Chi, come me, comincia ad invecchiare, è portato sempre più a far ricorso alla propria memoria storica quindi ricordo con estrema chiarezza la battaglia dell’ex presidente Pinuccio Tarantini proprio in merito alla questione legata al costo dei fitti sostenuti dal Patto ma anche su altre delicatissime questioni che, se affrontate già da allora, avrebbero evitato la rottura del giocattolo di latta. Di quella “battaglia” al risparmio non se ne seppe più nulla o il dottore venne evidentemente “emarginato” nella sua volontà di cambiamento del “sistema”.

Chi continua a percepire ancora oggi quel fitto? Come vengono scelti, ancora oggi, consulenti e collaboratori? Con quale finalità? Per quale obiettivo? Che fine hanno fatto le aziende che hanno usufruito dei fondi pubblici grazie al Patto? Come veniva gestito l’accesso a quel credito e il vantaggio di usufruire del supporto del Patto? A quali condizioni? Quelle imprese che si sono avvantaggiate quali livelli occupazionali hanno garantito? Come hanno mantenuto gli impegni assunti? E l’Ente Provincia, oggi in camera di rianimazione, che ruolo ha avuto in tutto questo? Lo ha mai avuto un ruolo? Vogliamo parlare della Provincia Bat e del Patto Territoriale del Nord-Barese Ofantino quando, insieme, hanno finanziato, con fondi pubblici, borse di studio agli iscritti ad un’università privata? Vogliamo parlare di quella semplice “sede di tutoraggio” rimasta tale e mai diventata la pubblicizzata e prospettata “Università della Bat”? Quanti soggetti dovremmo chiamare a spiegare quella vicenda illusoria? Ne basterebbe un volume della Grande Enciclopedia intitolata BatSprechi?

Altro che chiudere, prima coloro che si sono avvicendati per logiche politiche spartitorie, spesso solo ed unicamente per quello, alla guida della macchinina, vengano a dirci, magari scrivendolo in memorie da tramandare ai giovani che la storia di questo territorio, quella vera, non la conoscerebbero mai, cosa sia successo in questi diciannove anni e questa storia non la devono scrivere solo attuali ed ex sindaci e politici perché gli “attori” sono anche moltissimi altri: loro mandatari, loro controfigure, burocrati e privilegiati e un certo mondo polisindacalista che in quel Patto ci ha sguazzato per anni, occupando anche postazioni di rilievo ma facendo la parte di chi, apparentemente, ma solo apparentemente, sta sempre dall’altra parte.

Forse da Trani dovrebbe arrivare un “segnale”, e non mi riferisco all’ex presidente.

Il presidente Unibat – Savino Montaruli

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