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Azzeramento delle traduzioni, alla festa della Polizia penitenziaria il presidente del Tribunale di Trani ed il direttore del carcere ne apprezzano gli effetti benefici

È trascorso poco più di un mese e già si avvertono gli effetti benefici della piccola, grande rivoluzione attraverso la quale sono state azzerate le traduzioni dal carcere di Trani: dallo scorso 4 settembre, infatti, grazie ad un protocollo d'intesa fra Tribunale ed Amministrazione penitenziaria, sono i magistrati a recarsi presso la casa circondariale per le udienze per direttissima. E questo ha determinato vantaggi sia per le attività degli Uffici giudiziari, sia per la Polizia penitenziaria, che sta ottimizzando le risorse in maniera significativa.

È quanto ha posto in risalto il presidente del Tribunale, Antonio De Luce, intervenendo nel corso della festa per i duecento anni della Polizia penitenziaria che anche il Corpo di Trani ha celebrato all'interno della casa circondariale di via Andria nei gironi scorsi. A darne conferma il direttore degli istituti penali di Trani, Bruna Angela Piarulli, che ha fatto gli onori di casa in una manifestazione pubblica nella quale, tra gli altri, sono intervenuti anche il prefetto di Barletta-Andria-Trani, Clara Minerva, il presidente della Provincia, Nicola Giorgino, il sindaco di Trani, Amedeo Bottaro, il presidente dell'Ordine degli avvocati, Tullio Bertolino, il comandate supplente della Polizia penitenziaria, Felice De Pinto, ed altre autorità militari e civili.

Oltre il significativo cambio di rotta in favore degli agenti, alleggeriti del servizio di scorta per udienze che, adesso, si tengono nelle mura carcerarie, per il direttore della struttura «è stato un anno importante in cui il personale di Polizia penitenziaria ha sempre risposto con abnegazione ed alto senso di responsabilità a quanto richiesto dal proprio ruolo, a fronte dei compiti nuovi e diversi che è chiamato ad assolvere. Pur lavorando in carenza d'organico e con una presenza, ormai constante, di circa 350 detenuti, ho potuto riscontrare negli agenti una gran dedizione e senso del dovere, uniti alla maturità dimostrata sul campo nella gestione e nel modo di relazionarsi con i reclusi».

Da questo punto di vista, il direttore ritiene fondamentale il lavoro svolto dagli agenti di Polizia penitenziaria in sede preventiva, facendo sì che, almeno nel carcere di Trani, si sia considerevolmente ridotto il rischio di suicidi che, invece, continuano a registrarsi in altri istituti penitenziari. «Ma al raggiungimento di questo ed altri obiettivi - ha chiarito la dottoressa Piarulli - si è giunti grazie all’interazione tra Amministrazione penitenziaria, Magistratura, Regione, Provincia, Asl, volontariato, terzo settore».  

Proprio con riferimento alle associazioni di volontariato, per il direttore «sono quelle che favoriscono l’azione sinergica, rilanciando quella politica penitenziaria che fa del reinserimento sociale l'obiettivo obiettivo». Al riguardo, sono da citare: la convenzione per il riordino degli archivi del tribunale, attraverso  l’utilizzo dei detenuti presenti negli istituti penali; la stipula di un'integrazione al protocollo operativo locale esistente, sottoscritto con il Distretto di salute mentale dell'Asl Bt.

Infine «l’importanza per la collettività dell’inclusione sociale dei soggetti condannati, in quanto una maggiore sicurezza non può esserci senza sicurezza sociale, ed è direttamente proporzionale alla recideva. Il lavoro resta certamente uno degli elementi più importanti del trattamento penitenziario, ed è il primo passo perché una persona possa scegliere i sistemi legali e non quelli criminali. Investire nelle carceri significa investire in “sicurezza” e quindi - conclude Piarulli -, in maggiore benessere per la collettività».


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