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«Trani to go»? Mai dire mai. L'odissea di un cittadino disabile per andare al cinema, «rimbalzato» fra operatori e dissuasori

Vorrei raccontare una storia dal sapore agro e fastidioso.

Chissà, forse per svegliare menti abbagliate dalle luci del Natale .

Ci troviamo a Trani, una località invidiabile per molti: ha un bellissimo centro storico, un porto che abbraccia i naviganti forestieri; uno splendido set cinematografico.

Una città però dai toni chiari e scuri.

È proprio in quella oscurità che si manifesta l'insensibilità nei confronti dell'altro; una mancanza di accortezza su semplici cose che accadono nella quotidianità.

Torniamo alla storia. Ci rechiamo in un pomeriggio di festa al cinema cittadino, l'unico direi. Abbiamo un problema, piccolo piccolo, ma ingigantito dalla imperfezione dell'essere umano.

Arriviamo in via Mario Pagano all'altezza dei due pilomat che, come ogni giorno di festa, fanno il loro dovere: alti come due carabinieri, bloccano il principio di una strada resa pedonale. Peccato che noi avevamo bisogno di passare con la macchina!- sì proprio con quel mezzo tanto ingombrante e inquinante che nel nostro caso era indispensabile, perché a bordo vi era una persona che con le sue gambe non poteva arrivare a destinazione.

Siamo tranquilli. Lì davanti, quasi da rinforzo , troviamo due giovani del Trani Soccorso che  con dovizia di parole ci invitano a percorrere la strada di nostro interesse, accedendo dall'altro capo della via, all'altezza della chiesa di San Rocco.

“Perché ?” - chiediamo.

“Perché  noi non abbiamo il potere di abbassare i pilomat e non sapremmo come aiutarvi.”.

Ok, non abbiamo scelta. Ci rimettiamo in macchina e carichi di speranza, ci accingiamo verso l'accesso  consigliato.

E qui la storia potrebbe concludersi. Invece no.

Ci imbattiamo questa volta non nei due pilomat, ma in una vigilessa che con il sovour fair ci spiega che la strada è pedonale, le macchine non possono passare, e - tra le righe - che il disabile anche se avesse avuto la semplice idea di andare ad un cinema, avrebbe fatto bene a rinunciare al piacevole pomeriggio organizzato, perché solo con due gambe funzionanti si può percorrere quella strada.

Allora non ci perdiamo d'animo; cerchiamo di convincere la Signora vigilessa. Io personalmente, sfoggio tutta la mia conoscenza  sui diritti  dei disabili, ma niente!

Il pubblico ufficiale è irremovibile.

Troppa paura di sbagliare? Farci passare avrebbe rovinato l'aria natalizia? Chissà!

Io ancora adesso non ho trovato una giustificazione ad un gesto così privo di logica.

Allora chiedo una soluzione al caso. E Lei, illuminata dal senso civile, ci invita a tornare in via Mario Pagano, là dove sono ubicati i due pilomat.

Sì, avete capito bene, là dove abbiamo trovato il primo intoppo.

Le espongo le mie perplessità, visto la recentissima esperienza, ma Lei, sicura del fatto suo, avrebbe fatto in modo di abbassare i pilomat.

“Ok!..allora forse il cinema non lo perdiamo”- penso.

Torniamo indietro, anzi avanti... boh non capisco neanche io.

 Le luci del Natale ci abbagliano, c'è aria di festa, devono inaugurare le luminarie; insomma la città è in fermento.

Torniamo sul luogo del primo diniego e questa volta ad accoglierci non sono i soccorritori, ma un Vigile.

“Allora è vero”- pensiamo -”La vigilessa  ha allertato tutto il comando di polizia municipale”!

Non ci illudiamo.

Il vigile stava lì perché è il suo dovere, deve garantire l'ordine pubblico; ma alla nostra richiesta di abbassare i pilomat, perché dobbiamo andare al cinema, perché con noi in macchina c'è una persona disabile che con questo avanti e indietro gli è pure passata la voglia di andare a vedere il film, la risposta qual è stata?

“ Mi dispiace , ma il telecomando per abbassare i pilomat, l'ho prestato al pulmino elettrico” ci dice il sommo vigile.

Ah dimenticavo, l'ultima trovata dell'amministrazione comunale:Trani to go, che in italiano possiamo tradurlo Trani per andare. Un mezzo elettrico dotato di potere magico per attraversare la città laddove non è possibile per i disabili.

Però forse ogni tanto se si utilizzassero meno slogan, il Trani to go funzionerebbe per TUTTI, nessuno escluso.

E invece no, per noi non c'è soluzione. Niente telecomando, niente pilomat abbassati.

Mi domando:” ma costa così tanto questo telecomando per averne una sola copia che viene passata qua e là?

Insomma, il vigile, forse costernato, ci invita a tornare all'altro capo della via, là dove avevamo lasciato la vigilessa.

Proviamo a spiegargli che non abbiamo trovato comprensione, ma LUI ci rincuora. Ci aiuterà a passare quel varco.

Gli crediamo, piuttosto non abbiamo scelta e ricominciamo il giro.

Questa volta il varco è stato oltrepassato. Certo, la contrattazione di intenti non è mancata, ma alla fine la vigilessa chiamata all'ordine dal suo collega capo, non ha scelta.

E così la storia ha avuto lieto fine. Peccato che ad una storia così bastava una trama più semplice, dove i personaggi avrebbero dovuto vestire semplicemente i panni dei benpensanti.

Perché così si fa in una città per bene, piena di luce e di aria di festa e dove lo spirito collaborativo deve partire dal cuore e allora sì che possiamo essere fieri di dire Trani to go!

Francesca B.


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