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Affidamenti e incarichi, Solo con Trani torna a fare le pulci ad Amet

Archiviate le elezioni, Solo Con Trani torna a puntare il dito nei confronti della gestione di A.M.E.T. S.p.A. Di seguito il comunicato stampa a firma di Antonio Loconte e Fabrizio Sotero della rete civica Solo con Trani.

«L’azienda, per conformarsi alla delibera n.296 del 2015 dell’Autorità per l’Energia - affermano Loconte e Sotero -  ha posto in essere, con notevole ritardo, gli adempimenti per attuare la separazione funzionale tra vendita e distribuzione. L’assenza totale di programmazione ha portato ad un’affannosa e improvvisata assegnazione di “ordini di servizio” al fine di dotare di risorse umane i rami A-Distribuzione Commerciale (con a capo una nuova figura apicale...) e di relegare altri dipendenti nel ramo Business Unit "Vendita Mercato di Tutela" (probabilmente non utili alla causa del ramo A-Distribuzione). Tali affidamenti di mansioni, tuttavia, risultano essere improvvisati e del tutto incontrollati senza direttive e disposizioni, lasciando nel caos gli attuali processi ed attività lavorative, vedi consegne di nuovi ordini di servizio, confondendo i lavoratori stessi e rallentando le operosità.

A questo punto ci chiediamo: svuotando di personale il ramo Vendita in favore del ramo Distribuzione, si inizia ad ottemperare alla "liquidazione" di tale settore? Intanto che la procedura di liquidazione si concluda, le attività da svolgere saranno affidate al caso o a qualche società, una fra tutte Zecca (diretta concorrente di A.M.E.T.) aumentando i costi di gestione?

A questo proposito - continuano Loconte e Sotero - occorre chiarire alcune questioni: la prima, fondamentale, è che A.M.E.T. S.p.A. non è un’azienda “privata” ma ha un socio unico che è il Comune di Trani.  Ne consegue che, in assenza totale di un atto di indirizzo del Comune (il sindaco e l'assessore alle municipalizzate quando decidono?), il Consiglio di Amministrazione dell’Azienda non può provvedere ad assegnare i lavoratori alle varie Divisioni, assegnando arbitrariamente mansioni e aumenti retributivi. Inoltre, ci chiediamo: in quale articolo del CCNL è previsto un mansionario affiancato ad una "categoria"? Gli ordini di servizio affidati ai lavoratori si riferiscono a mansioni che arbitrariamente il CDA riterrà superiori o equipollenti, decidendo di fatto a chi spetta o meno un aumento retributivo? L'affidamento di mansioni e relativi aumenti di livello sono stati assegnati tenendo conto delle professionalità dei dipendenti, della loro storicità aziendale, delle responsabilità soggettive e dei carichi di lavoro?

Nessuna “formazione”, poi, è stata accordata agli stessi lavoratori per svolgere le nuove mansioni. La separazione funzionale, divenuta per legge obbligatoria, rende necessario un ulteriore approfondimento: dal 2019, difatti, il mercato della maggior tutela passerà al regime del mercato libero, causando non pochi disagi ad un’azienda che vanta circa 25.000 utenti (POD) nel mercato tutelato. Alla luce di tanto, ci si chiede se gli RSU, chiamati a tutelare i diritti dei lavoratori, abbiano stipulato un atto di salvaguardia dei lavoratori appartenenti al ramo “vendite”!

Da ultimo - concludono Loconte e Sotero - ci interroghiamo sul futuro dell’Azienda rivolgendo un appello ai vertici aziendali: come pensano di far fronte alla rivoluzione che seguirà al mercato libero? Perché non sfruttare Amet Energia (il cui debito è stato azzerato) per attuare la separazione funzionale e destinarla al ramo vendite? Nel silenzio dell’opposizione partitica e di quella movimentista, attendiamo risposte sensate da parte di chi gestisce A.M.E.T. S.p.A. come fosse la propria azienda di famiglia».

Ufficio stampa della Rete Civica - Maria Scoccimarro


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