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Rapina con sparatoria alla ferramenta di via De Brado: il Gup di Trani condanna a cinque anni e mezzo Gaetano Caselli. Non ancora giudicato il complice

Cinque anni e quattro mesi di reclusione, 1400 euro di multa e interdizione perpetua dai pubblici uffici.

È questa la sentenza che il Gup del Tribunale di Trani, Raffaele Morelli, ha emanato al termine del rito abbreviato a carico di Gaetano Caselli, 38 anni, giudicato per la rapina con sparatoria ai danni degli esercenti Vito e Raffaele Di Ruvo, rispettivamente padre e figlio, titolari della ferramenta di via De Brado oggetto di una rapina con sparatoria avvenuta a mezzogiorno il 26 novembre 2016.

Caselli partecipò all'episodio insieme con un complice, Salvatore Fiore, che sparò e ferì alle gambe Raffaele, che aveva provato ad opporsi ai malviventi. Dopo essersi dato alla fuga con il complice, il solo Caselli fu arrestato in serata dalla Polizia non in flagranza di reato, ma con prove evidenti a suo carico: da quel giorno è sottoposto a custodia cautelare in carcere.

Il pubblico ministero Giuseppe Aniello, che nell'udienza di ieri ha rilevato il fascicolo detenuto dal collega, Lucio Vaira, aveva chiesto 13 anni di reclusione, ma il giudice ha accordato una pena più che dimezzata assolvendo l'imputato dall'ipotesi di ricettazione in concorso dell'arma e condannandolo per rapina aggravata, con la diminuente di rito. La motivazione sarà depositata entro 90 giorni dal rilascio del dispositivo letto ieri pomeriggio, al termine dell'udienza.

Fiore sarà giudicato separatamente, ed è per questo motivo ancora indagato sebbene la sua figura risulti intrecciata con l'inchiesta, pressoché coeva, sulla banda degli estorsori.  infatti, colui che nella rapina sparò si presentò spontaneamente alle forze dell'ordine a gennaio 2017, riferendo di essere un soggetto tossicodipendente dalla cocaina ed essere stato costretto a commettere quella rapina, con Caselli, poiché il provento sarebbe dovuto servire per saldare i debiti accumulati con il suo fornitore di droga, Armando Presta, finito in carcere insieme con altre persone nel corso della seconda operazione contro la banda degli estorsori.

Lo stesso Presta, secondo le dichiarazioni rese da Fiore, gli avrebbe procurato l'arma utilizzata per la rapina. L'esito non favorevole dell'azione criminosa, chiusasi con un bottino alquanto scarso, complicava le cose a carico di Fiore, che si presentava da Presta con l'arma danneggiata e senza essere in grado di saldare il debito: così, terrorizzato da eventuali ulteriori conseguenze, a causa di presunte minacce di morte anche nei confronti dei familiari, si era determinato a collaborare con la giustizia.

A Caselli, intanto, che è in carcere già da un anno e mezzo, grazie al presofferto cautelare restano da scontare 3 anni e 8 mesi di detenzione. L'imputato era difeso dall'avvocato Mauro Giangualano, che aveva chiesto il rito abbreviato valutando, evidentemente a giusta ragione, le attenuanti di cui il giudice ha tenuto conto nell'emanazione della sentenza.

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