«Mi ricordo, con le lacrime agli occhi, quando mi hanno arrestato. Ero solo con i miei genitori, che si trovavano in piazza Bisceglie. Venne subito un padre e disse: "Va' via, vado io al posto tuo". E io gli risposi "No, io devo morire, non tu". E lui: "No, vado io, perché tu hai ancora figli che hanno bisogno del loro padre».
Il dialogo è tra Luigi di Filippo e monsignor Francesco Petronelli, la data è il 18 settembre 1943, il luogo piazza della Repubblica. Lì, quel giorno, era in corso di svolgimento il rastrellamento nazista che, da lì a poco avrebbe determinato la morte di cinquanta, innocenti ostaggi.
Ciò non avvenne per la dichiarata volontà di sacrificio del sacerdote, l'intermediazione di altri tranesi e, soprattutto, la rinuncia dell'ufficiale tedesco Friedrich Kurtz a dare corso alla fucilazione.
Ieri, martedì 11 dicembre, all'età di 93 anni, è venuto a mancare proprio lui, Luigi Di Filippo, l'ultimo dei superstiti di quel rastrellamento.
Nella sua vita lavorò come agricoltore, ma sarebbe diventato famoso insieme con Giuseppe Amorese, Ugo Moscatelli e Giuseppe Scandamarro, per essere stato fra gli ultimi testimoni di quella drammatica pagina di storia locale.
Progressivamente sarebbero morti lo storico tranese, cui oggi è intitolata una via nell'ex area Lapietra, poi Moscatelli e Scandamarro, e ieri è toccato a Di Filippo.
Oggi, alle 10, presso la chiesa matrice del civico cimitero, le esequie celebrate dal parroco della Madonna del Pozzo, don Mimmo de Toma.
Qui, il documentario «Il miracolo di Trani», del regista tedesco Christian Gropper, sulla base della minuziosa ricerca storica di Franco Pagano, con la collaborazione di Giuseppe Giusto, Saverio Cortellino e Gabriele Pace, che consentì di ricostruire con esattezza i fatti di quel giorno.



