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Nuova giunta di Trani, Comitato bene comune: «Sempre gli stessi giochetti, e la città paga le conseguenze»

È dal 1995, anno in cui fu introdotta l’elezione diretta del sindaco, che riviviamo sempre le stesse dinamiche. Nomina iniziale di giunte tecniche o parzialmente tali, consiglieri che rivendicano visibilità e passano da uno schieramento all’altro, sindaci che pur di rimanere in sella scendono a patti rivedendo la giunta ogni uno, due anni. E ancora una volta la nostra città, nonostante gli esempi negativi del passato e dei comuni limitrofi, si è resa protagonista di un nuovo rimpasto in cui a subentrare nella giunta sono stati per la maggior parte consiglieri comunali.

Addirittura tra loro un ex sindaco, il cui calvario ebbe inizio proprio con l’ingresso nella giunta di un ex consigliere.

“Politica” - se analizziamo l’etimologia della parola - significa che attiene alla città. Ma c’è da chiedersi dove sia l’attinenza con la città quando vediamo consiglieri candidati in una coalizione passare durante il mandato all’altra, o esprimere giudizi negativi sull’operato dell’amministrazione per poi cambiare idea in cambio di un ruolo in giunta. Viene da pensare che l’attinenza più che con la città sia con le ambizioni personali.

“Un anno per curare, uno per progettare, tre per realizzare”, lo slogan del sindaco in campagna elettorale sembra essersi trasformato, con le continue sostituzioni degli assessori, in “sei mesi per progettare e sei mesi per passare le consegne”, tant’è che di progettualità se n’è vista ben poca. Qualcosa è stato fatto, ma di certo ben poco, dato che quasi nessun assessore ha avuto la possibilità di compiere un intero mandato.

In tutto questo il principale responsabile è il sindaco, la cui disponibilità a cedere a veti e richieste manda in fibrillazione i partiti, che ormai nascono e muoiono in prossimità delle elezioni. Un sindaco che ama la politica e ha a cuore la sua città non viene a patto con i singoli, non accetta di mandare via un assessore di cui loda l’impegno per liberare il posto ad un altro che fa i capricci. Un bravo sindaco resiste alle pressioni anche a costo di rimettere il mandato.

Cedere anche una sola volta significa legittimare nuove rivendicazioni. E già si manifestano i primi mal di pancia da parte di quel gruppo a cui è stato affibbiato forzatamente un assessore e che ora scalpita per averne un altro.

A chi giova una città governata da consiglieri e assessori che non sono più espressioni dei partiti? Se oggi il paese è alla deriva è proprio per l’assenza dei luoghi, i partiti, in cui collettivamente si facevano analisi, scelte, discussioni. Gramsci lo chiamava “intellettuale collettivo”, ma anche qualche assessore di questa giunta che dovrebbe averlo letto, se non persino spiegato, sembra averlo dimenticato.

Siamo stanchi di assistere al solito gioco delle parti: la denuncia dei comportamenti quando si è all’opposizione e la loro replica quando si è al governo; la frequenza e la breve durata delle commissioni consiliari che vedono d’accordo su questo consiglieri di destra, centro e centrosinistra; i componenti dei seggi elettorali, abolito il “troppo democratico” sorteggio, nominati, addirittura qualcuno su Facebook; le assunzioni dei parenti nelle partecipate. Sono questi comportamenti che hanno spalancato le porte a populisti e sovranisti, e il futuro non sembra riservarci nulla di buono. Nascono come funghi ogni giorno nuovi movimenti con le stesse logiche di sempre.

I cittadini tranesi non meritano di assistere ancora a questi film già visti e rivisti; per il futuro vogliamo scrivere un soggetto originale, in cui la protagonista, la Politica, cessi di essere terreno di accordi personali e torni ad essere, dopo tanto tempo, luogo di confronto, condivisone e partecipazione.

Vincenzo Ferreri – Antonio Carrabba

Comitato Bene Comune


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