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Operazione “Chiavi della città”, la ricostruzione della Procura: «Vi diamo una mano con il calcio, voi farete affari a Trani»

«Indagini come queste richiedono operazioni di “ingegneria giudiziaria”, che hanno tempi diversi, più lunghi rispetto agli altri». Così Antonino Di Maio, Procuratore di Trani, questa mattina in conferenza stampa, illustrando i risultati della complessa operazione della Guardia di Finanza, “Chiavi della città”. «Questo lavoro è frutto di un’indagine molto delicata, iniziata un anno e mezzo fa, che ha impegnato approfonditamente la Gdf provinciale».

Cinque i soggetti attinti da misure cautelari personali, emesse dal Gip presso il locale Tribunale, nell’operazione che ha visto coinvolti i Finanzieri del nucleo di Polizia economico - finanziaria del Comando provinciale di Bari. Arrestato e condotto nel carcere di Trani Cosmo Giancaspro, ex patron del Bari; agli arresti domiciliari, Michele Bellomo, Michele Amato, Emanuele Mosconi, Alberto Altieri.

Sono indagati anche Leonardo Cuocci Martorano, dirigente e comandante della Polizia locale; Amedeo Bottaro, sindaco di Trani; Carlo Casalino, ex segretario generale al Comune di Trani; Pasquale Ferrante, funzionario comunale; Diego Di Tondo, consigliere comunale.

«L’operazione si chiama “Chiavi della città” perché si è potuto accertare che l’amministrazione comunale di Trani aveva messo a disposizione molti aspetti rilevanti della sua vita economica, sociale e politica, nelle mani di Giancaspro e di alcuni suoi uomini» ha detto Di Maio ai cronisti.

In pratica, si voleva creare una società, “Newco”, gestita da uomini di Giancaspro, cioè Mosconi e Altieri, che mettesse a disposizione dell’amministrazione una serie di strutture e apparati economico - finanziari ma anche personali per portare a termine alcuni degli appalti più importanti, in particolare: la commercializzazione dell’energia elettrica e del gas; un progetto di efficientamento energetico, la realizzazione di eventi nell’ambito dell’estate tranese; l’affidamento in gestione del locale “La lampara”; la revoca dell’affidamento del sevizio gestione dello stadio comunale e il contestuale affidamento sempre alla Vigor, ma a prezzi più vantaggiosi (questo è stato l’unico atto amministrativo che finora si è realizzato), cioè 4.950 euro Iva inclusa, anziché 3.305 euro, esonerando la società dal corrispondere le tariffe stabilite per l’uso dell’impianto.

La Vigor Trani entra in questa vicenda perché, spiega ancora Di Maio, «secondo un sistema già consolidato a Bari, Giancaspro entra in contatto con l’amministrazione attraverso la squadra, con due uomini fidatissimi, Michele Amato e Alberto Altieri. Noi riteniamo che se la Procura di Bari non avesse arrestato Giancaspro, probabilmente tutti i progetti che rientravano in questa società a partecipazione pubblico – privata (“Newco”) sarebbero stati realizzati con grave sfregio delle norme più elementari in materia di appalti pubblici, libera concorrenza e soprattutto interessi reali della Città di Trani».

Il pm Di Maio ha elogiato il lavoro del pm Silvia Curione, che ha chiesto e ottenuto dal Gip Lucia Anna Altamura le misure cautelari. È stato anche fatto un sequestro preventivo di circa 350.000 euro nei confronti dei 5 arrestati e del sindaco Bottaro; a quest’ultimo, per una quota di oltre 46.000 euro in solido con Altieri, Amato e Bellomo.

«Le indagini hanno fatto emergere – ha spiegato Curione – che nel settembre del 2016 ci fu un contatto tra l’amministrazione Bottaro e il “gruppo” Giancaspro (inteso come Giancaspro e uomini di sua fiducia). Fu l’amministrazione a chiedere a Giancaspro di intervenire affinché finanziasse la squadra di calcio locale, che versava in cattive condizioni economiche e sportive. Questo, con la promessa di ottenere, in cambio, affari nel territorio della Città di Trani. Le indagini tecniche – documentali ci hanno consentito di appurare che il “gruppo” a un certo punto di queste relazioni con l’amministrazioni chiedesse un “segno tangibile”, così viene chiamato nelle intercettazioni, da parte del sindaco. “Segno tangibile” che fu rappresentato, in quel momento storico, da una gestione degli affari relativi alla gestione dello stadio comunale. Intervennero alcuni funzionari pubblici, che risultano indagati, che revocarono il bando e diedero un affidamento temporaneo senza gara al “gruppo” Giancaspro alle condizioni che quegli uomini avevano detto all’amministrazione comunale».

Il sindaco diede disposizioni di predisporre il bando. L’espressione utilizzata dagli uomini di Giancaspro fu: «Scrivere un bando a nostra immagine e somiglianza», cioè esattamente conforme alle indicazioni date. «In questa vicenda che riguarda lo stadio – prosegue Curione - si inserisce l’ipotesi di peculato perché con una delibera adottata in giunta si liquidano, come se fossero state delle spese sostenute per lo stadio, in realtà, dei  rimborsi ai finanziatori. Giancaspro attraverso le sue società, altri soggetti (Bellomo e Mosconi) hanno finanziato l’Asd Vigor Trani in ossequio a questi accordi tra Bottaro e Giancaspro. Di fatto si restituivano le quote ai finanziatori, come abbiamo appurato attraverso delle indagini della Gdf. C’erano anche molti altri progetti, di ben altro importo economico, che non hanno trovato attuazione. Venivano fatti dei finti contratti di compravendita. Circa 77.000 euro provengono dal Bari calcio».

La gran parte proviene dai proventi del parcheggio dello stadio del Bari, poi versata sul conto della Vigor. Il lavoro della Gdf è stato certosino e lungo. La Vigor era di fatto gestita da Giancaspro.


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