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Legge regionale sulla ludopatia: il commento di uno dei promotori, il consigliere di Trani Mimmo Santorsola

Nella seduta del 5 giugno il Consiglio Regionale ha trasformato in legge la proposta sul “contrasto al gioco d’azzardo patologico” giunta in aula dopo innumerevoli sedute in terza commissione e l’audizione di numerosi esperti del settore; la legge originaria, perfetta per il 2013, aveva bisogno di un restyling per essere attuale e coerente con i dati acquisiti sulla gestione della ludopatia negli ultimi anni.

Gli effetti più discussi sino ad ora sono stati il salvataggio degli investimenti e del salario di ventimila addetti al lavoro e la introduzione di un distanziometro limitato ai nuovi esercizi; il rispetto di una distanza minima di 250 metri da luoghi sensibili quali le scuole e le biblioteche pubblicheavrà come effetto diretto la “diluizione” dei “punti gioco” su tutto il territorio comunale piuttosto che la loro concentrazione nei centri urbani evitando la ghettizzazione dei giocatori.

Il testo approvato contieneanche aspetti normativi cheriducono drasticamente l’offerta di gioco sul territorio regionale, tutelano la dignità del giocatore non patologico, riducono l’emulazione da parte di soggetti deboli ed evitano situazioni di rischio, aspetti che meritano, tutti, la nostra attenzione.

È prevista, infatti, una regolamentazione degli spazi dedicati al gioco: nei locali di dimensioni inferiori a 20 metri quadrati non sarà possibile installare macchine da gioco e saranno necessari 25 metri quadrati per ogni apparecchio sino ad un massimo di sei macchine per esercizio commerciale; gli ambienti dedicati al gioco, inoltre, devono essere architettonicamente separati da quelli dedicati alla attività principale.

È proibita la pubblicità all’esterno di esercizi che offrono giochi con vincite in denaro e, dopo specifici accordi con le rispettive società, sui mezzi di trasporto pubblico; all’interno degli esercizi che somministrano giochi come attività secondaria, vedi tabaccherie, bar, cartolerie o altro, la superficie espositiva dedicata alle proposte di gioco non deve essere superiore al 30% di quella totale e deve essere separata da quella degli altri prodotti.  

La stessa legge, ancora, impone al personale operante nelle sale gioco ed ai gestori la frequenza periodica di corsi organizzati dalle ASL orientati al riconoscimento ed alla riduzione delle situazioni di rischio derivanti dal gioco patologico ed alla attivazione della rete di sostegno.

La Regione, infine, promuove una convenzione onerosa fra Asl, Regione, Concessionari e Forze dell’ordine finalizzata ad attivare uno specifico programma comune di azioni e di interventi nel campo della prevenzione, della vigilanza e del contrasto alle violazioni di norme regionali e nazionali in materia di gioco d’azzardo stanziando, per parte sua, 150 mila euro per anno; credo sia la prima volta che si chiede agli esercenti delle sale da gioco di partecipare, anche economicamente, ad un progetto di deterrenza e di dissuasione dall’assunzione di comportamenti illeciti.

Sicuramente c’è ancora molto da fare per affrontare in maniera risolutiva una patologia devastante per i pazienti e le loro famiglie ma, in attesa di misure promesse e mai realizzate da parte di un governo incapace di rinunciare ai proventi del gioco d’azzardo per finanziare progetti populistici, la Regione Puglia, approvando la nostra proposta e gli emendamenti da me presentati, ha deciso di fare la sua parte per porre un argine al suo dilagare.

Mimmo Santorsola – consigliere regionale


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