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L'associazione esposti amianto torna sugli immobili del Supercinema e dell'ex istituto per il commercio: «Il loro stato è un'offesa al decoro della città»

Queste foto non sono le inquietanti immagini, di una qualsiasi uggiosa giornata invernale tratte dal noto film “Gli uccelli” di Alfred Hitchcock con Rod Taylor; né sono immagini di certa arte postbellica caratterizzata da scenari di passati disastri proiettate nel futuro grazie alla creatività e alla fantasia del progettista che ridà lustro e dignità ai luoghi; non sono nemmeno foto recuperate nell’archivio storico di qualche fotografo dilettante che ritraggono scorci di una città disastrata dalla guerra; no, non è stata la guerra per fortuna, mancano le rovine e i crolli degli immancabili bombardamenti: sono opera dell’incuria degli uomini, della trascuratezza delle Istituzioni e forse della sfrontata logica del profitto e della voglia di massimizzare le superfici da edificare e innalzare il più possibile.

Un intero isolato composto di due immobili, nel centro della città fra le vie delle Crociate, Calatafimi, Cesare Lambertini e Mausoleo lasciati da anni all’impietosa azione del degrado da abbandono che la mancata manutenzione aggrava giorno dopo giorno anche grazie alla tolleranza nella più assoluta indifferenza dell’Amministrazione Comunale. Gli immobili “Supercinema” ed ex “Istituto professionale per il commercio Giovanni Bovio” (in passato anche Stazione locale dei Carabinieri) versano da troppi anni in uno stato che è una vera offesa al decoro della città.

I cittadini di Trani si erano illusi che le tardive argomentazioni della proprietà circa l’imminente restauro e recupero alle attività culturali e artistiche del supercinema, che avevano indotto le autorità comunali - amministratori e dirigenti - a ritardare a tempo scaduto fino a maggio 2019 la bonifica del cemento- amianto del vecchio tetto in barba ad ogni logica di buonsenso a tutela del bene supremo che è la salute dei cittadini, fossero reali non attendibili, perché l’attendibilità apre scenari possibili, ma altrettanto dubbi.

D’altronde la “provvisorietà” della copertura in lamiera grecata, la diceva lunga sulla reale volontà di risolvere il problema nell’ottica del restauro/recupero. L’incivile abitudine degli innamorati poi di dichiarare “l’amore” attraverso scritte sui muri e di esprimere la vocazione alle arti del disegno e della pittura su superfici e muri della città e in questo caso dello stabile aggiungono elementi di sprezzo del decoro. 

L’immobile ex “I.P.C. G. Bovio”, un palazzo stile vagamente liberty ormai privato delle balaustre dei balconi per una malintesa messa in sicurezza, ormai senza alcuna destinazione dopo che quell’istituto scolastico trovò collocazione altrove, è divenuto luogo di ricovero di numerose colonie di volatili di diverse specie: piccioni, gufi, talvolta gabbiani quando il mare annuncia burrasche e temporali, corvi che denotano presenza di topi. Certo anche topi, non è dato di sapere in quale immobile risiedano, che nottetempo passeggiano nei dintorni all’aperto forse in cerca di cibo! Fatto sta che ai residenti è anche capitato di dover interessare l’AMIU, prontamente intervenuta, per la rimozione di carcasse di topi investiti da ignari “pirati della strada” e per la successiva disinfezione.

È da rimarcare che la presenza di topi, insetti e finanche scorpioni era stata denunciata dalla stessa proprietà del supercinema in una lettera inviata alla Soprintendenza dei beni culturali anni addietro. Se il decoro urbano definisce “la dignità dei luoghi della città di uso collettivo e non, ed è un concetto estetico, morale e di sicurezza”, si può affermare che quei luoghi privi di decoro sono un’offesa alla città. E, poi se è vero come è vero che degrado chiama degrado si aggiunga che lo stato di quei luoghi fa in modo che siano sempre meno frequentati, escludendo i residenti, e siano meta preferita di alcuni incivili cittadini possessori di cani che vi si recano per i bisogni fisiologici degli animali.

La conseguenza è che il passante deve essere ben attento a non calpestare le deiezioni canine non raccolte di cui sono cosparsi i marciapiedi. Mi chiedo se questo sia decoroso per la città e se sia rispettoso soprattutto verso i non vedenti o i più piccoli molto spesso distratti dai giochi, ai quali può capitare di dover portare a casa le maleodoranti conseguenze di atti di inciviltà altrui. Limitarsi a riferire dello stato di degrado dei citati immobili non fa giustizia della carenza di decoro inflitta alla città, perché sotto gli occhi di tutti i cittadini a poche decine di metri dal palazzo Municipale c’è l’ex cinema Bellini, sottratto anch’esso alle attività socio-culturali, che contribuisce anche al decadimento intellettuale della città. A poca distanza dal simbolo della città, la maestosa cattedrale romanica sul mare madre della notorietà di Trani in tutto il mondo e a pochi metri da un altro monumento simbolo della città, il Castello Svevo fatto erigere da Federico II, ecco invece il simbolo della più grave offesa al decoro cittadino: l’ex distilleria Angelini che dopo quasi trent’anni dalla chiusura è sempre là in uno stato che evoca una baraccopoli da terzo mondo.

Sicuramente ci sono altri esempi di degrado urbano che deturpano il decoro della città, si può citare il mercato coperto ormai un rudere, mai entrato in funzione, i capannoni Ruggia anch’essi nel centro città che da decenni potevano trovare destinazione più degna. Il cittadino si accorge di quello che gli sta intorno e nei luoghi di sua abituale frequentazione, in ogni caso questi esempi che riferiamo valgono bene a dimostrare quanto ci sia da fare per uscire dal torpore nel quale è caduta la città a causa dell’incuria e della tolleranza verso usi, abusi e maleducazione.

Da qualche settimana si sente parlare dell’aspirazione della nostra città, manifestata dal Sindaco, ad essere capitale italiana della cultura per l’anno 2021. Trani per la sua storia, per la sua cultura, per la tradizione, per la sua bellezza merita non solo la candidatura, ma soprattutto l’assegnazione dell’ambito riconoscimento, ma sia chiaro che nell’anno che dovrà trascorrere prima che lo sia, se venisse riconosciuta tale, dovrà correre, dovrà colmare lacune o voragini di natura strutturale, quali viabilità, raccolta rifiuti, problema discariche, aree di parcheggio, di natura comportamentale dei suoi cittadini, nessuno escluso, disciplinando il traffico troppo caotico per le abitudini degli utenti della strada in contrasto con “la civiltà urbana” e con il codice della strada, dovrà provvedere all’ammodernamento e all’efficientamento della macchina burocratico-amministrativa ivi compresa la Polizia Locale Municipale, a quanto pare in endemica carenza di organico, risolvere una volta per sempre il problema del parcheggio della stazione per non vedere quella piazza, deturpata dalla rimozione delle palme e delle aiuole per realizzare un parcheggio non utilizzabile che la priva di tutta la sua bellezza, si dovrà mettere a punto e realizzare un serio progetto di riqualificazione urbana dell’ex distilleria, si dovranno creare nuove zone a traffico limitato, si dovranno disciplinare i dehors di cui è cosparsa la città, si dovrà ripensare alle attività culturali ai suoi luoghi e contenitori e in quest’ottica pensare alla valorizzazione della struttura supercinema che vanta una capienza e un palcoscenico secondi soltanto al Petruzzelli di Bari.

Un teatro in più a Trani non fa concorrenza all’altro, arricchisce la vita culturale! L’arte e la cultura affinano l’animo, anche dei gretti. Occorrerà metter mano, prima che sia tardi, al recupero della chiesa di San Domenico, recentemente danneggiata anche da un sisma, prevedendo anche una destinazione all’adiacente ex monastero dei Benedettini (attualmente sede della Casa di reclusione femminile) del quale si sente sempre più spesso parlare di rilascio da parte del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia.

Giuseppe Palmitessa scopre e celebra con i suoi studi una collocazione medioevale della città di Barletta; altri studi confermano la presenza della comunità ebraica a Barletta risalente al XIII secolo; quella di Trani, la più numerosa in Puglia che la storia ricordi e conosciuta anche a Venezia risale all’XI secolo; Bisceglie celebra in tutto il Paese il suo porto turistico definito uno dei migliori in Italia; e Trani? Certo non è esaustivo l’elenco di quanto si dovrà fare, sarà una corsa contro il tempo e sarebbe stato bene che la candidatura fosse stata il punto culminante di un percorso virtuoso che la città avrebbe dovuto programmare e decidere di percorrere già da qualche anno, ora come ora dovrà essere un’opportunità da cogliere per ridare decoro alla città, vita culturale non solo movida, per legittimare ancora una volta la sua notorietà per la sua bellezza, ma sarà dura! All’opera, dunque. Ma seriamente!


Antonio Carrabba e Siro Sterpellone

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