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A Trani si celebra un terzo «Giorno della memoria»: è quello per le vittime meridionali dell'Unità. Manifestazione stamani in piazza Plebiscito

In occasione del «Giorno della memoria per le vittime meridionali dell'Unità d'Italia, oggi giovedì 13 febbraio, anche  Trani  ricorda questa pagina di storia che, a detta degli organizzatori, «è stata cancellata dai libri e dimenticata». 

A cura del Movimento 24 agosto Equità territoriale, fondato e diretto da Pino Aprile, anche Trani si unirà alle manifestazioni previste in tutta Italia, nel meridione, ed in particolare in Puglia. Un camion «vela» girerà per la città ed alle 12, in piazza Plebiscito, sono invitati «tutti i sostenitori e chiunque non abbia dimenticato di essere  abitante del terzo Regno più ricco del mondo fino al 1861».

Per Pino Aprile, «il 13 di febbraio è il Giorno della memoria delle vittime meridionali dell'Unità perché è il giorno della caduta di Gaeta, assediata e bombardata, dai “fratelli d'Italia”, anche durante la resa. Quel giorno cadde un Regno italiano che fu annesso con le armi, non con un patto federale (il Piemonte non lo volle) e i soldati napoletani (che andavano iscritti “nel ruolo degli eroi” italiani, si legge in “Finis Italiae” dell'insospettabile Sergio Romano), “anziché avere l’onore delle armi, furono inviati nei campi di concentramento di Fenestrelle e San Maurizio Canavese”, è detto nel sito dei Carabinieri, come ha segnalato Gigi Di Fiore. Chi chiama “italiani” solo i vincitori dice che ricordando i vinti “si divide” il Paese; e non si deve riconoscere alcuna dignità agli aggrediti e sottomessi “borbonici” e “briganti”. Peccato fossero italiani pure quelli, e pure più di altri (i Savoia, Cavour parlavano francese e l'italiano dovettero studiarlo. Non benissimo, tra l'altro). Divisi saremo finché non si riconoscerà questa banale verità. Di quelle vittime portiamo i nomi: Peppino, Maria, Gennaro, Salvatore, Concetta... Riconoscere l'umiliazione loro inferta, è il modo per rifiutare la minorità dei diritti e il mancato rispetto della nostra storia che vorrebbero ancora infliggerci. I pronipoti di quelle vittime i cartelloni posero, quali lapidi tardive».


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