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Dedicazione di San Magno, l'omelia del vescovo di Trani: «Edificare una chiesa significa costruire la fratellanza di una comunità»

Pubblichiamo di seguito l'omelia dell’arcivescovo, monsignor Leonardo D’Ascenzo, in occasione della dedicazione della nuova chiesa parrocchiale di San Magno.

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“Edificare, che cosa significa? Vuol dire costruire, prendere dei materiali informi e dispersi, e, conservandone la struttura essenziale, modellarli, unirli, compaginarli in un piano architettonico, e conferire ad essi l’utilità e la dignità d’unico disegno, che rispecchi un pensiero, una finalità, una bellezza, che è di tutti i singoli materiali componenti, e di tutto insieme l’edificio” (Paolo VI, Udienza generale, 7 luglio 1976).

Queste parole non sono state pronunciate da un architetto o da un costruttore, sono parole di un papa, San Paolo VI, sono parole rivolte a uomini e donne, al popolo di Dio, alla Chiesa del Signore. Parole che potremmo applicare quasi indistintamente alla chiesa edificio o alla Chiesa popolo di Dio. In effetti la chiesa edificio esprime simbolicamente, attraverso la materialità della sua struttura, le caratteristiche della Chiesa popolo di Dio e ce le ricorda continuamente.

La prima di queste caratteristiche riguarda la persona di Gesù, centro della nostra vita. I liturgisti che si interessano di architettura sacra ci ricordano che quando si comincia a progettare un edificio chiesa, le prime due cose a cui pensare, e come e dove collocarle, sono l’ambone e l’altare, la mensa della parola e la mensa eucaristica, le due mense che richiamano, e sulle quali si realizza, il dono di Gesù nella Parola e nel Corpo e Sangue donati. Attorno a queste due mense si pensa prima e si edifica poi l’intero edificio. Ciò significa che solo mettendo Gesù al centro della nostra vita, come unico fondamento, possiamo edificare, di conseguenza, la famiglia Chiesa. Una famiglia formata da pietre vive, noi uomini e donne, battezzati, discepoli del Signore edificati attorno e sul fondamento che è Gesù.

Una seconda caratteristica che ci viene ricordata è quella della Chiesa, edificio o comunità, come luogo destinato esclusivamente e perennemente al culto. Questo edificio, dedicato a San Magno Vescovo e martire, non sarà mai utilizzato come un parcheggio, come una palestra o come un supermercato. Allo stesso modo, tutti noi siamo una comunità che ha come finalità quella di rendere in modo esclusivo e perenne un culto a Dio, cioè fare della nostra vita, sull’esempio di Gesù, un dono totale per la vita degli altri in modo esclusivo e perenne, non ci sono altre finalità più importanti che possano prenderne il posto.

Oggi è la festa della Cattedra di San Pietro, questa festa ci invita ad allargare il nostro sguardo dalla parrocchia alla diocesi, alla Chiesa universale: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa”, così ci ha ricordato il Vangelo di Matteo che abbiamo ascoltato. Rimanendo al livello locale, mi piace pensare alla nostra Chiesa diocesana non come un condominio in cui ognuno vive per conto proprio, isolato nel proprio appartamento con i propri interessi da perseguire, magari importanti, intelligenti, anche geniali ma che non portano da nessuna parte. È, questo, un rischio per noi preti, per i diaconi, per i consacrati, per le famiglie, per le singole parrocchie, per i gruppi, movimenti, associazioni, cammini ecclesiali.

Il carburante che ci permette di camminare e di essere Chiesa, si chiama incontro, relazione, comunione, amore. Mi piace allora immaginare la nostra Chiesa piuttosto come una casa semplice, magari povera, ma con tante stanze, tutte collegate tra loro, dove c’è posto per tutti. Abbiate sempre consapevolezza che questa parrocchia, questa comunità di San Magno, questo edificio, è come una stanza che ha senso in quanto è collegata con altre stanze, parrocchie, zone pastorali, vive in comunione, favorisce la comunione perché, non dimentichiamolo, abitiamo in un’unica casa dove non siamo stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio, abbiamo come fondamento gli apostoli e i profeti, come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù, in lui insieme con gli altri, mai da soli, veniamo edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito. Così in modo chiaro ci ha parlato San Paolo nella seconda lettura.

Concludo, prendendo ancora in prestito le parole di San Paolo VI: “… la costruzione della Chiesa, che Cristo sta lui stesso operando nella storia; una costruzione che per noi, figli del tempo è, si può dire, sempre in principio. Tutto il lavoro compiuto nei secoli a noi precedenti non ci esonera dalla collaborazione col divino costruttore, anzi ci chiama, e non solo ad un fedele compito di conservazione, e nemmeno di passivo tradizionalismo, né di ostile rifiuto alla perenne innovazione della vita umana; ci chiama a ricominciare da capo, memori si, e gelosi custodi di ciò che la storia autentica della Chiesa ha accumulato per questa e per le future generazioni, ma consapevoli che l’edificio, fino all’ultimo giorno del tempo, reclama lavoro nuovo, reclama costruzione faticosa, fresca, geniale, come se la Chiesa, il divino edificio, dovesse cominciare oggi la sua avventurosa sfida alle altezze del cielo. Qui si scuotono la stanchezza, la pigrizia, la sfiducia, l’autolesionismo della contestazione sistematica, e con giovanile freschezza, con audacia geniale, con umile, grande fiducia, si cerca d’interpretare nei bisogni della società il progetto che Cristo, l’edificatore, prepara per i suoi. Vediamo noi d’essere suoi”.

Dopo la dedicazione di questo tempio, da voi attesa e oggi realizzata, dopo tante fatiche e impegno da parte di tutti, vi auguro di sentirvi sempre chiamati a collaborare con il vero costruttore, il Signore Gesù, ogni giorno come se fosse l’inizio, con lo stesso entusiasmo di quando, accompagnati dal parroco, don Dino, cominciaste questa avventura. Possiate come comunità maturare sempre di più la capacità di testimoniare e rispecchiare il pensiero, la finalità presenti nel cuore di Dio per la sua Chiesa alla quale tutti apparteniamo. Risplenda la bellezza di questo edificio in tutti i singoli componenti e nell’insieme di questa comunità, crescete nella dignità di essere riconosciuti come Una Chiesa che ha il sapore della casa e una casa che ha il profumo della Chiesa. Preoccupatevi di profumare di Vangelo e di Gesù!

+ Leonardo D'Ascenzo - Arcivescovo


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