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Quinta domenica di Quaresima, l'omelia del vescovo D'Ascenzo

Di seguito il testo dell'omelia di ieri del vescovo Leonardo D'Ascenzo nella V domenica di Quaresima, dalla cappella del palazzo arcivescovile, teletrasmessa in diretta televisiva su amica 9, easy tv, teleregione

 

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La risurrezione di Lazzaro, o più precisamente la sua rianimazione visto che poi morirà di nuovo, possiamo ritenerla tra i racconti più importanti del vangelo di Giovanni. Dopo essere andato via da Gerusalemme, sfuggendo ai Giudei che volevano lapidarlo, Gesù si riavvicina a meno di tre chilometri e, mettendo a repentaglio la sua vita, chiama l’amico Lazzaro alla risurrezione da morte a vita. Questo miracolo, o segno come viene chiamato da Giovanni, sarà alla base della decisione del sinedrio di uccidere Gesù. Vita e morte si intrecciano sul terreno di un vissuto concreto e non ad un puro livello teorico di semplice discussione. I vari personaggi sono coinvolti in una rete di relazioni che, segnate dal passato, in un presente che chiama in gioco il modo di intendere la vita terrena ed eterna, gli affetti e il comportamento, impegnano in modo decisivo il loro futuro.

Il brano ci aiuta ad approfondire due riflessioni: chi è Gesù nel rapporto con noi e chi siamo noi nel rapporto con Gesù. Chi è Gesù nel rapporto con noi? Il fatto si svolge in un villaggio chiamato Betania, che significa casa del povero o dell’afflitto. Anche la nostra casa comune, il pianeta terra, a motivo della pandemia in corso, per i motivi che tutti conosciamo, appare come casa di un’umanità impoverita e afflitta. Gesù, ci ricorda il vangelo della domenica odierna, entra in queste situazioni, non si mantiene a distanza, e partecipa soffrendo con chi soffre, piangendo con chi piange. Il testo ci mostra Gesù che si commuove profondamente e, di fronte alle lacrime di Maria e dei Giudei li presenti, mostra compassione, freme interiormente, cioè si indigna perché il male degli uomini lo turba profondamente e piange anche lui. In questo momento drammatico che tutti stiamo vivendo, Gesù non possiamo che pensarlo e sperimentarlo così, uno che ci considera suoi amici, ci vuole bene, ci ama, viene a stare tra noi, condivide la nostra esperienza, soffre e piange con noi.
Chi siamo noi nel rapporto con Gesù?

In una situazione, come quella descritta nel vangelo, piena di umanità, caratterizzata da relazioni di affettuosa amicizia, carica di tensione e di sentimenti di sofferenza, emergono modalità diverse di rapportarsi a Gesù. Le due sorelle, Marta e Maria, si rivolgono a lui prima l’una e poi l’altra dicendogli: Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Sono parole che esprimono un atteggiamento di fiducia nel potere di Gesù, ma anche rammarico, o forse rimprovero, per quello che avrebbe potuto fare e non ha fatto a motivo della sua assenza. E poi, di fronte a Gesù che piange, i Giudei dicono: Guarda come lo amava! Alcuni di loro invece: Lui che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?

Fanno riflettere queste espressioni contrarie e contraddittorie! Potremmo riformularle in questa maniera: Gesù è veramente presente, sempre, in ogni circostanza della nostra vita oppure è assente, disinteressato? Ci ama veramente? E perché non agisce concretamente liberandoci dal male, dalle sofferenze, dalle malattie? E noi, in un momento molto difficile, di emergenza, come quello che stiamo vivendo, cosa abbiamo detto a Gesù? Cosa vorremmo dirgli? Cosa sentiamo verso di lui? Quale atteggiamento caratterizza oggi il nostro rapporto con lui?

In conclusione, la buona notizia di questa quinta domenica di quaresima ci dona fiducia, speranza e ci domanda responsabilità: Gesù ci ama fino a dare la sua vita e ci chiama a fare altrettanto. La nostra vita non possiamo trattenerla è un bene ricevuto e va vissuta come un bene da ridonare anche, e soprattutto, in questo tempo di emergenza. Il vangelo ci insegna che “Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna”. Se sappiamo molto bene che la nostra vita è per la morte, dovremmo sapere altrettanto bene, come persone di fede, che Gesù ci rivela una morte che è per la vita.

Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo, è la risurrezione e la vita, noi crediamo in lui e, anche se viviamo un passaggio oscuro e incerto della nostra storia, anche se moriamo, vivremo perché chiunque vive e crede in lui non morirà in eterno. Domandiamo nella preghiera che sia questo il vero e fondamentale motivo della nostra consolazione!


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