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Coronavirus, negativa dopo quattro tamponi: la disavventura a lieto fine di una ragazza di Trani raccontata dal padre

Quattro tamponi prima di essere dichiarata ufficialmente negativa e tornare a casa riabbracciando la famiglia, che nel frattempo aveva dovuto trascorrere a sua volta una quarantina forzata a causa dell'alternanza delle informazioni cliniche relative alla ragazza.

È il caso di una diciannovenne di Trani, che ha potuto tirare un sospiro di sollievo per la negatività al covid-19, circostanza che ha fatto retrocedere a 19 i casi in città rispetto ai 20 calcolati fino al giorno precedente. A raccontarne la disavventura a lieto fine è stato, sul suo profilo social, il padre della ragazza.

«La nostra brutta storia è ormai quasi un ricordo - esordisce -, tanto triste da un lato quanto piacevole dall'altro. Il solo fatto di avere lasciato mia figlia in ospedale la domenica delle Palme, certo che non l'avrei vista ed abbracciata per tutto il periodo di degenza è già un modo per dire addio a quella serenità fatta di piccole cose quotidiane. In più la lasci lì, dove tutti gli operatori sono "imballati come l'omino Michelin" (così li definisce mia figlia), dove negli occhi di tutti noti sacrificio, stress e tanta stanchezza».

In questo scenario, ecco arrivare l'esito del primo tampone all'1.30 di notte: «È negativa - riferisce il padre -, e così viene ricoverata nel reparto di medicina per problemi personali e viene curata ed assistita con amore e professionalità da tutto il personale. Le sue maggiori preoccupazioni erano per le video lezioni di classe che non riusciva a seguire».

Martedì scorso, 14 aprile, i medici decidono di dimettere la ragazza, non prima però di avere effettuato un secondo tampone che ne riaffermasse la negatività al virus: «Ed ecco la doccia fredda - racconta il genitore - perché il giorno dopo arriva l'esito ed è positivo».

Dalla gioia delle dimissioni imminenti alle prime, vere paure: «Ho visto le prime lacrime sul volto di mia figlia - racconta ancora il padre - e lei stessa aggiungeva che "adesso non si gioca più».

Inevitabili, quindi, il trasferimento nel reparto Malattie infettive, per la paziente, e la quarantena obbligatoria domiciliare per la famiglia, con il padre costretto a non recarsi al lavoro.

Quasi all'epilogo del 15 aprile, però, i medici decidono di tamponare nuovamente la paziente e, il giorno seguente, l'esito è negativo. A quel punto se ne rende necessario il quarto e, proprio nel giorno considerato funesto per eccellenza, venerdì 17, arriva la conferma che la ragazza è negativa.

Cosa sia accaduto al secondo passaggio ancora non è dato conoscerlo, ma quello che più importa è il sollievo provato da tutti: «In questi tre lunghi giorni di positivo/negativo - confessa il padre della ragazza - il nostro umore a pezzi, ma non posso non ringraziare chi ci ha teso una mano, chi con un messaggio o una telefonata ci ha fatto sentire la propria presenza e disponibilità».

I ringraziamenti, in particolare, sono andati «alla dirigente Asl (Patrizia Albrizio, ndr), per essere stata sempre presente, agli assistenti sociali del Comune ed l'Ufficio di gabinetto del sindaco, che ci hanno contattati preoccupandosi che non ci mancasse nulla. Ringrazio anche il sindaco, Amedeo Bottaro, per avermi chiamato ed essersi sincerato delle condizioni di tutta la mia famiglia. E grazie, soprattutto, a tutti i medici, infermieri e operatori che hanno preso e tenuto in cura mia figlia».


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