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Lavoro agricolo nella Bat, un terzo degli addetti senza tutele: la denuncia di Cgil

Cala il numero dei braccianti iscritti negli elenchi anagrafici dell’’Inps, diminuiscono le giornate lavorate tanto che un terzo del totale ne ha fatte fino a un massimo di 50. Si tratta di addetti che non avranno neanche diritto alle prestazioni previdenziali. Un sesto della
manodopera è straniera ma la maggior parte di nazionalità romena e, dunque, oramai stanziale nel territorio. È la fotografia del lavoro agricolo nella Bat, come riportata negli elenchi anagrafici annuali pubblicati dall’Inps e riferiti al 2019.

Nel dettaglio, lo scorso anno i braccianti agricoli residenti nei comuni della Bat iscritti negli elenchi sono stati 19.380, un numero inferiore rispetto al 2018 quando erano 20.009 e meno ancora del 2017. Meno 904 unità in un biennio. Se si esamina il numero delle giornate di
lavoro agricolo dichiarate dalle aziende del settore all’Inps nel 2019, rispetto all’anno precedente se ne contano oltre 17 mila in meno. Sono state poco più di 1 milione e 687 mila l’anno scorso a fronte di 1 milione e 704 mila nel 2018. I lavoratori agricoli immigrati
iscritti nel 2019 sono stati 3.076, anche questi numeri in calo. La maggior parte di nazionalità romena (1863) ormai stanziale sul territorio della Bat, poi marocchina (162) e infine bulgara (152). Il 34 percento degli iscritti negli elenchi anagrafici del 2019 hanno
lavorato fino a 50 giornate e quindi non hanno maturato i diritti della previdenza. Quasi il 12% dei lavoratori agricoli iscritti negli elenchi anagrafici del 2019 ha un’età tra i 60 e i 67 anni e oltre. Mentre il lavoro femminile in agricoltura certificato nella Bat sempre per il
2019 si attesta al 14,25% mentre nel 2018 era al 14,66%. 

“Il fatto che siano diminuite le giornate lavorate e il numero dei lavoratori significa che è aumentato il sommerso. L’alternativa sarebbe che le aziende abbiano chiuso ma questo dato non ci risulta. Nello specifico il numero dei braccianti cala in tutti i comuni della Bat meno
che a Canosa di Puglia (+ 18.198 è la differenza tra le giornate 2019 e 2018), Spinazzola e Margherita. In queste tre realtà pensiamo, dunque, che ci sia stata una emersione di alcune irregolarità. Inoltre quando si dice che non si trova la manodopera per via della mancanza dei braccianti immigrati riteniamo che non si stia dicendo la verità perché questi numeri dimostrano che la percentuale di lavoratori stranieri è davvero residuale se i considera che quelli nazionalità romena ormai abitano nelle nostre città”, commenta Gaetano Riglietti, segretario generale della Flai Cgil Bat.

“Tra l’altro gli operai agricoli della Romania rispetto al 2018 l’anno scorso sono pure diminuiti di 364 unità. Questo cosa vuol dire? Forse che sono andati via o anche qui che è aumentato il sommerso? Ciò che ci preoccupa inoltre è che in un territorio ad alta vocazione
agricola dai dati dell’Inps apprendiamo che 6648 persone hanno lavorato solo fino a 50 giornate nel 2019 e dunque non potranno neanche godere di disoccupazione, malattia, infortunio, maternità. Insomma, nessuna tutela per loro. Altri 2384 sono gli addetti che
hanno da 51 a 100 giornate. I braccianti che hanno lavorato da 181 giornate in su sono 508. E questo sempre in un territorio ad alta vocazione agricola. A noi tutto ciò sembra una grande contraddizione in termini, è evidente che i conti non tornano”, conclude Riglietti.

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