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Ex sciala Torelli, Tribunale di Trani e Corte dei conti ipotizzano la frode comunitaria a carico degli ultimi gestori: avrebbero incassato finanziamenti senza svolgere i lavori

Sugli ultimi rappresentanti legali della ex sciala Torelli è pendente un giudizio presso la Sezione giurisdizionale per la Puglia della Corte dei Conti.

Infatti, la Procura generale aveva citato la società Torelli srl ed il suo legale rappresentante, M.C., 63 anni, di Andria, per condannare la Torelli e lui, in solido, al pagamento in favore della Regione Puglia di 794.544 euro: infatti, la Corte dei conti contesta loro il danno erariale per avere ottenuto, con artifici e raggiri, un finanziamento regionale pari alla somma contestata e che si chiede di restituire.

Parallelamente al procedimento contabile, ne prende anche uno penale, originato dalla denuncia di danno erariale trasmessa il 14 ottobre 2017 dalla Guardia di finanza alla Procura della Repubblica di Trani, nei confronti della società Torelli srl, per avere percepito illecitamente un finanziamento nell'ambito dei fondi strutturali dell'Unione europea.

Nello specifico, l'organo di polizia giudiziaria evidenziava che il contributo pubblico era stato erogato nell'assenza dei presupposti richiesti dalla legge, poiché la documentazione presentata dalla società ai fini del conseguimento del finanziamento era risultata parzialmente falsa e la finalità iniziale del progetto disattesa.

Nel 2010 la Regione Puglia aveva emanato un bando, per un importo complessivo di 1.386.000 euro, per l'aggiornamento con le ultime tecnologie di tutta la linea di lavorazione dei prodotti ittici, riammodernamento di tutti gli impianti già esistenti, nonché effettuazione, attraverso un laboratorio interno, della ricerca, ispezione e sorveglianza su alimenti, ambienti e materiale biologico.

La Torelli presentava il suo progetto ottenendo, innanzi tutto una somma di 415.000, e poi i successivi saldi fino a giungere all'importo complessivo di poco meno di 800.000 euro.

A liquidazione avvenuta la Guardia di finanza effettuava una serie di controlli finalizzati a verificare la legittimità della concessione e dell'impiego delle risorse destinate ai contributi pubblici, chiedendo l'acquisizione del fascicolo relativo al contributo concesso alla Torelli.

Dalla documentazione emergevano una serie di criticità che inducevano le Fiamme gialle a compiere un controllo presso la ditta: venivano così rilevate alcune, ulteriori criticità nei preventivi presentati e si procedeva così all'escussione dei legali rappresentanti delle ditte che avevano emesso preventivi in favore della società, in relazione ai lavori da realizzare nell'ambito del progetto finanziato dalla Regione.

In tal modo emergevano palesi discordanze fra quanto dichiarato, e quindi finanziato, e quanto effettivamente realizzato: alcuni titolari di officine dichiarano di non avere mai eseguito lavori; altri disconoscevano le proprie firme su fatture; in altri casi si provava la manipolazione di alcuni documenti contabili.

Inoltre, il titolare di uno studio di ingegneria tranese dichiarava di avere realizzato soltanto in parte i lavori edili previsti nel progetto poiché, per quanto riguarda i restanti, «il committente distraeva i fondi per altri lavori ritenuti da lui prioritari - ha dichiarato il professionista all'organo di polizia giudiziaria -, invece di quelli previsti nel progetto da me redatto».

Per tale motivo il professionista non aveva mai rilasciato il certificato di regolare esecuzione dei lavori, né mai redatto contabilità dopo gli stessi.

All'esito dei controlli effettuati, pertanto, la Guardia di finanza deferiva alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani la Torelli, il suo legale rappresentante ed i tre soci per il reato di concorso in truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni Pubbliche: il procedimento penale è tuttora pendente.

Contestualmente si attivava la Corte dei conti, che ipotizza carico degli imputati il danno erariale e il dolo, mentre la Regione Puglia avviava il procedimento di revoca totale del contributo pubblico e contestuale recupero delle somme erogate.

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