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«Salviamo la giustizia», anche gli avvocati di Trani ieri in piazza a Bari: «Si riaprano i tribunali con attività a pieno regime»

«A pochi metri dal teatro Piccinni in cui, solo pochi mesi fa, avevamo festeggiato felici i 50 e 60 anni di Toga dei nostri campioni, quest’oggi abbiamo lo stato d’animo di chi sta assistendo a un’agonia senza precedenti della Giustizia, paralizzata, indifesa e delegittimata». A dichiararlo il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bari Giovanni Stefanì durante la manifestazione ‘Salviamo la Giustizia’, tenutasi davanti alla Prefettura di Bari, «per evidenziare ancora una volta al Governo le istanze dell’avvocatura e condividerle anche con i cittadini baresi, i cui sacrosanti diritti sono bloccati e in ostaggio di Tribunali sostanzialmente inattivi».

Al centro dell’iniziativa, organizzata dall’Ordine degli Avvocati di Bari insieme all’Organismo Congressuale Forense e con l’adesione degli Ordini dei distretti di Trani e Foggia, la paralisi della Giustizia, dettata da una bulimia normativa e regolamentare che ha prodotto centinaia di prassi diverse, rendendo incomprensibile l’esercizio delle attività giudiziarie e impossibile una reale ed effettiva ripresa. «Cosicché oggi – ricorda Stefanì - a distanza di oltre tre mesi dalla sospensione avvenuta a inizio marzo e a circa un mese dalla presunta riapertura dei Tribunali, nelle aule delle Giustizia barese si celebrano pochissimi giudizi, meno del 30%, con i diritti di cittadini e imprese in attesa, ostaggio di scelte inadeguate oltre che della deprecabile situazione in cui versa la nostra edilizia giudiziaria. In questo periodo, oltre al danno inferto dalla pandemia alla macchina della Giustizia, il nostro territorio registra la beffa dell’arresto dell’iter per la realizzazione del nuovo polo giudiziario. Siamo consapevoli che dal 20 gennaio, quando al Ministero della Giustizia si tenne l’incontro per avviare concretamente le relative attività, le priorità siano cambiate; tuttavia, è necessario rimboccarsi le maniche e lavorare ancora più duramente per dare quanto prima al foro barese dei luoghi degni per celebrare la Giustizia».

«Anche le recenti misure adottate per una piena ripresa delle attività giudiziarie dal primo luglio – evidenzia Stefanì - suscitano profonde preoccupazioni, in quanto sta prevalendo l’orientamento che esse non consentano più l’utilizzo delle modalità alternative predisposte per la cosiddetta ‘fase 2’, con le quali erano state programmate le udienze per il mese di luglio. Cosicché, nell’attuale impossibilità di tenerle con modalità ordinaria per l’assenza di un adeguato piano di sicurezza, c’è il serio rischio che queste misure producano rinvii generalizzati aggravando i problemi in corso e ostacolando la ripresa. Per ridare alla Giustizia il ruolo che le spetta, a sostegno di un Paese che vede ripartire tutti gli altri settori, occorre favorire la concreta apertura dei Tribunali con un piano di interventi che, pur nel rispetto delle esigenze sanitarie, permetta la ripresa a pieno regime delle attività giudiziarie anche nelle sedi, per la tutela dei diritti di tutti e a sostegno della ripartenza del ‘sistema Italia’».

Secondo l’Avvocatura italiana, che oggi ha organizzato analoghe manifestazioni in numerose città, occorre un piano straordinario per la messa in sicurezza delle attività e degli edifici giudiziari in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, con la previsione unitaria di misure speciali nei territori in cui risulta più alto il rischio di contagio. Si invoca anche una norma di legge, anche con decretazione d’urgenza, che consenta lo svolgimento di tutte le attività giudiziarie anche nei prossimi mesi di emergenza, con gli strumenti previsti e sperimentati.

Richiesti, inoltre, l’immediato stanziamento di adeguate risorse per la Giustizia e per la messa in sicurezza degli edifici giudiziari, la dotazione di adeguati strumenti informatici, di linee a banda larga e di personale tecnico di supporto per gli uffici giudiziari per lo svolgimento in sicurezza delle attività da remoto e, infine, l’aumento del fondo di dotazione del patrocinio a spese dello Stato per la difesa degli strati deboli della società.


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