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Due anni fa il primo morto per covid a Trani. La figlia: «Ho ancora tanta paura»

«Io ho ancora tanta paura. Ho paura per la salute mia e della mia famiglia, ma anche per quella dei miei amici e concittadini. Ho venduto l'attività anche per questo, ma soprattutto perché ci siamo sentiti soli. E solo chi, come me, ha provato un lutto come questo può capirlo».

A parlare è Monica Soldano, figlia di Giuseppe, il primo cittadino tranese morto a 64 anni per covid: era il 28 marzo 2020 quando venne a mancare all'ospedale di Bisceglie, dove era ricoverato dal giorno 9 di quello stesso mese.

Ed oggi, lunedì 28 marzo, alle 17, presso la chiesa parrocchiale degli Angeli Custodi, si celebrerà una santa messa anche in ricordo di Giuseppe, cui insieme con la famiglia parteciperanno coloro che lo ebbero più caro e che non gli voltarono mai le spalle in quei bruttissimi momenti.

Il covid aveva appena fatto capolino in città ed era avvertito come un vero e proprio incubo, a differenza di oggi, epoca in cui viene qualificato più come un fastidio che altro. Forse perché la sono passati due lunghi anni e sono arrivati i vaccibni che hanno dato una svolta ma non ancora debellato il problema. Forse perché, molto più banalmente, la gente è stanca e non vuole neanche sentirne parlare.

Sta di fatto che giovedì prossimo, 31 marzo, finisce lo stato di emergenza e la paura di Monica, e forse non solo sua, è che dal 1mo aprile sia un «liberi tutti» mentre ancora si moltiplicano le varianti, i contagi aumentano, gli ospedali non si svuotano del tutto e le terapie Intensive non solo continuano ad avere pazienti ricoverati, ma talvolta liberano i posti letto di chi non ce la fa.

Tutto questo, però, quasi non fa più notizia rispetto a quello che accadeva due anni fa, quando a Trani ogni nuovo caso veniva accompagnato da una vera e propria schedatura della persona colpita, dell'intera sua famiglia e, come nel caso di Giuseppe, da una campagna social vergognosa fatta di appostamenti intorno a casa sua nel momento in cui gli infermieri bardati dal 118 lo portarono in ambulanza al Pronto soccorso di Bisceglie.

Giuseppe Soldano era tornato con la moglie (risultata positiva asintomatica) da Milano il 6 marzo per trasferirsi definitivamente a Trani: a causa del covid fu qualificato alla stregua di un untore provenuto dalla Lombardia a gettare scompiglio e veleni in città.

Persino la moglie fu insultata più volte da vicini appena si affacciava al balcone per tirare su la spesa con il paniere, mentre le attività commerciali dei familiari venivano puntate e discriminate.

I fatti avrebbero dimostrato, con il passare delle settimane e dei mesi, che i comportamenti irresponsabili sarebbero stati ben altri e da parte di ben altre persone, e che purtroppo Giuseppe Soldano ha avuto solo la sfortuna di essere il primo infettato proveniente dal nord a perdere la vita.

Ed oggi Monica, dopo avete resistito per due anni, ha anche dovuto vendere l'attività di tabaccheria in via Aldo Moro che era di suo padre e che lei, insieme con suo marito, aveva portato avanti per questi due anni: «Non ce la facevamo più - confida al cronista la donna -. Abbiamo bisogno di stare vicini a nostra madre, che si sente persa senza il mio papà, e soprattutto in tabaccheria avremmo avuto bisogno di mio padre e invece lui non c'è più. Le cose sarebbero andate in maniera decisamente diversa con lui, ma dobbiamo rassegnarsi al destino, al quale io credo molto».


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