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Impianto di trattamento del percolato, le osservazioni di un gruppo di cittadini su una delibera di consiglio

Prosegue l’attività del gruppo di cittadini ed associazioni di tutela ambientale e della salute sul discusso progetto di realizzazione dell’impianto di percolato.

Questa volta l’attenzione del gruppo, riunitosi in comitato spontaneo, si è focalizzata sulla delibera di Consiglio Comunale n. 14 del 10/3/22 (pubblicata nell’albo pretorio in data 6/4/22). A tale provvedimento sono state formulate una serie di osservazioni.
In particolare, si è rilevato che la variante urbanistica adottata a seguito della delibera di consiglio comunale sia in contrasto con quanto previsto dall’art. 208 comma 6 del D. Lgs 152/2006 (Codice Ambiente).

Sono state, altresì, evidenziate una serie di criticità, sia urbanistiche sia ambientali, che compromettono la fragilità e la delicatezza del nostro territorio. A tal proposito occorre considerare che il citato art. 208 - Autorizzazione unica per i nuovi impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti del codice ambiente al comma 6 stabilisce che:

“6. Entro 30 giorni dal ricevimento delle conclusioni della Conferenza dei servizi, valutando le risultanze della stessa, la regione, in caso di valutazione positiva del progetto, autorizza la realizzazione e la gestione dell'impianto. L'approvazione sostituisce ad ogni effetto visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali, costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori.”

Il comitato ritiene che la variante urbanistica adottata ai sensi della legge regionale 13/2001 - che riguarda le opere e i lavori pubblici - non tenga conto di quanto prevede il Codice dell’Ambiente. E’ alla Regione Puglia, attraverso la conferenza di servizi (Paur) e non al Consiglio comunale, che spetta approvare il progetto. Tant’è che la decisione della conferenza costituisce variante urbanistica e dichiarazione di pubblica utilità.

A seguito dell’approvazione del progetto dell’impianto, infatti, debbono ritenersi derogate tutte le previsioni urbanistiche che impongano prescrizioni diverse da quelle contenute nello stesso atto autorizzativo e conseguentemente superate tutte le norme tecniche di attuazione preclusive dell’uso delle stesse, ivi comprese le prescrizioni sulla destinazione dei suoli e sulle prescrizioni inerenti le realizzazioni delle edificazioni previste.

L’ente comunale può far valere le proprie ragioni nell’ambito della conferenza di servizi e all’esito della stessa dovrà recepire all’interno della pianificazione territoriale la variante puntuale.

Risulta conseguentemente ingiustificata la variante di destinazione urbanistica da agricola ad industriale del lotto oggetto dell’intervento e ancor più immotivato estendere l’adozione della variante urbanistica alla più vasta area circostante all’interno della quale si trova anche la discarica e la ex ricicleria, come risulta evidente dall’elenco delle particelle catastali riportate nel corpo della delibera.

La variante urbanistica è di tipo puntuale e provvisorio e, al cessare dell’attività autorizzata, i terreni tornano alla loro destinazione originaria, come si auspica avvenga per la discarica, quando verrà definitivamente chiusa. Per queste ragioni, precisano i firmatari delle osservazioni, abbiamo chiesto che la Delibera di adozione della variante urbanistica fosse annullata in autotutela.

Nelle osservazioni presentate, i firmatari della presente nota hanno ribadito che il progetto di realizzazione dei due impianti non doveva neppure iniziare, visti gli esiti dell’Analisi di Rischio sanitario e ambientale di novembre 2019, relativi alla discarica che evidenziavano la possibile correlazione tra la qualità del percolato e i contaminanti presenti nell’acqua di falda ed individuavano la presenza del Manganese (nel pozzo 2) e del Nichel come fonte di contaminazione primaria.

Manca, ancora, lo Studio di Impatto Ambientale che tenga conto della lunga fase di dismissione della discarica e dei progetti relativi alla realizzazione dell’impianto di trattamento del percolato e dell’impianto di trasferenza.

Considerata l’importanza dell’argomento, concludono i sottoscrittori delle osservazioni, auspichiamo che l’Amministrazione, riscontri le nostre osservazioni che rappresentano un apporto collaborativo in funzione di interessi generali.

Infine riteniamo che la soluzione delle tormentate vicende della discarica “Puro vecchio” esplose nel 2014, debba essere affrontata attraverso la partecipazione e la consultazione dei cittadini. Finora il sindaco e l’amministratore AMIU non hanno mai ritenuto di rispondere ai quesiti e alle preoccupazioni da noi ripetutamente presentate. Ancora una volta li invitiamo ad un pubblico, civile e leale confronto durante il quale si esaminino i reciproci pro e contro in merito alla realizzazione di impianti progettati nell’area di una discarica.

Siamo certi che anch’essi – come noi - siano consapevoli che il rispetto della legge è fondamentale e che le norme di carattere ambientale abbiano un valore aggiunto, perché implicano il rispetto della salute dei cittadini, alla cui partecipazione il legislatore ha riconosciuto un ruolo attivo di partecipazione. E noi intendiamo farne buon uso.

Dott. Antonio Carrabba (portavoce AEA) Avv. Nicola Ulisse (Codacons) Avv. Maria Grazia Cinquepalmi Ing. Rita Grazia Reggio Dott. Geologo Francesco Bartucci Dott.ssa Maria Teresa De Vito Prof. Pietro Ferreri Dott. Siro Sterpellone Dott. Vincenzo Falco


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