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Trani, 79 anni fa il bombardamento a porto e casermette: morirono 35 persone

Nico Aurora - Trani - A Trani, come sempre, la festa del 25 aprile si proietta avanti di due giorni ricordando, nella stessa data, il bombardamento del 27 aprile 1943, quando aerei anglo americani sganciarono nella zona del porto, e non solo, alcuni ordigni che determinarono complessivamente la morte di 35 persone soprattutto in piazza Teatro.

Fra le superstiti due donne, oggi entrambe ultraottantenni. E lunedì, in via Statuti Marittimi, a pochi passi dal luogo in cui cadde la bomba più distruttiva, in occasione della deposizione di una corona d'alloro ai piedi della lapide che richiama quel tragico avvenimento, insieme con il vicesindaco Fabrizio Ferrante c'era la signora Domenica Sonatore, che oggi ha 82 anni e presiede un comitato teso alla conservazione e valorizzazione della memoria di quella pagina di storia bagnata del sangue della popolazione civile, oggi più che mai attuale. Non era presente l'altra superstite la 86enne signora Gaetana Stella.

La signora Sonatore, come sempre accade in queste circostanze, partecipa alla manifestazione in un tumulto di emozioni. Infatti, da una parte ricorda quel vero e proprio massacro in cui tutta la sua famiglia fu sterminata e, dall'altra, ringrazia il destino che l'ha mantenuta in vita permettendole, fra l'altro, di festeggiare il compleanno proprio durante la cerimonia, poiché nacque il 25 aprile.

Domani, dunque, 79mo anniversario del bombardamento al porto, e presso le casermette di via Corato, avvenuto il 27 aprile 1943: quel giorno era pasquetta e Raffaello Piracci, sul periodico Il tranesiere, la ribattezzò «La pasquetta di sangue».

«Quel pomeriggio si seppe anche che apparecchi nemici avevano bombardato Palese - si legge nei testi di Piracci -. Ma la notte si andò a letto con relativa tranquillità, dopo avere reagito con una scrollatina di spalle alla notizia che nel pomeriggio, dagli aerei nemici che avevano bombardato Palese, erano stati lanciati dei bigliettini con la scritta: “Arrivederci a stanotte”».

Sarebbe stato l’avvertimento per Trani. «Nel cuore della notte, verso le due – si legge ancora nel racconto dello storico tranese -, comincia a sentirsi un rombo, un rombo sordo di apparecchi che girano con strana insistenza sulla città. La solita sirena non ha suonato l'allarme. Vengono fatte cadere le prime bombe, sulla banchina del porto nel tratto fra via Zanardelli e via Vincenza Fabiano. Quattro furono complessivamente le bombe lasciate cadere. Fortunatamente, due di  esse caddero in acqua, mentre le altre due piombate sulla banchina, esplodendo dilaniarono completamente con le schegge e lo spostamento d'aria il fabbricato posto fra le due strade ed in parte anche gli altri circostanti. Fu allora che anche il glorioso ed antico Teatro comunale ebbe il danno più grave. Immediatamente, tutta la zona del porto risuonò di grida ed urla strazianti, per la tragedia che improvvisamente si era abbattuta su una quindicina di famiglie.

Ma il bombardamento aveva colpito anche altrove, «presso le casermette di via Corato, di recente costruite ed entrate in funzione. Anche qui furono sganciate delle bombe, che provocarono la morte di alcuni militari rimasti affogati nel rifugio per lo scoppio delle condutture d'acqua. A via Statuti Marittimi i morti fra civili erano 21 e 26 i feriti, mentre alle casermette erano morti 14 militari. Un totale di 35 morti per una cittadina di non più di 35 mila abitanti».

L’ultima immagine è quella delle esequie. «Le salme di tutti e 35 i caduti, composte in grezze casse, furono tutte portate nella chiesa di Santa Chiara, che allora fungeva da cattedrale, dati i lavori di restauro in corso al Duomo. L’aspetto che presentava l’interno di Santa Chiara era impressionante. Tutte le bare tappezzavano letteralmente il pavimento del tempio, lasciando appena uno stretto passaggio fra loro. Tutto intorno, un coro di lamenti e flebili preghiere».

Domenica Sonatore, con i figli Francesco e Nicola, fondò nel 1994 il comitato dei familiari delle vittime dopo avere sbattuto per anni contro i muri di gomma delle amministrazioni comunali di turno. Ne recepirono le istanze il sindaco Giancarlo Tamborrino e quel consiglio comunale, la cui comune opera portò a Trani la Medaglia d’argento al merito civile conferita dal Presidente della Repubblica dell'epoca, Oscar Luigi Scalfaro. La lapide fu posta nel 2004 e, adesso, ci si attenderebbe anche l'intitolazione di una via.


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