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Feste religiose e fuochi, tre associazioni apprezzano il «silenzio» del Carmine: «Avanti così anche per le prossime»

Il 24 luglio cadrà il settimo anniversario della tragica strage di Modugno dove nel 2015 perirono dieci persone vittime dell’usanza tribale dei fuochi d’artificio.

Pratica che ancora oggi trova sostenitori e anche pubblici amministratori che trascurando le indubbie ragioni di ordine socioeconomiche e ambientali, continuano a farli eseguire e a tollerare la vendita spesso abusiva.

Va dato atto al nostro Arcivescovo che con grande sensibilità si è fatto promotore della cessazione della pratica, protrattasi per svariate decine e decine d’anni ad opera delle confraternite e che anche in occasione della prima delle tre grandi feste liturgiche cittadine del mese di luglio, la B.V. del Carmine, sia stata confermata l’impostazione sobria della ricorrenza voluta dall’arcivescovo e siano stati evitati i fuochi d’artificio.

Contiamo che anche la seconda ricorrenza, quella di S. Anna, prima di quella del patrono San Nicola il Pellegrino, si svolga nella stessa atmosfera esclusivamente mistica voluta dall’Arcivescovo e non sia invece l’occasione per il lancio della tradizionale sfida pirotecnica.    

Sappiamo anche quanto abbia toccato le corde della sua umanità l’inopportuna batteria sparata il giorno dopo S. Rita, ad opera di qualche fanatico, la mattina del 23 maggio scorso, in coincidenza con il trentesimo anniversario della strage di Capaci e in costanza di guerre in Europa (Ucraina) e in altre parti del pianeta.

Si è invece tenuto il festival dell’arte pirotecnica nei giorni 24, 25 e 26 giugno come programmato dagli organizzatori con il consenso e il sostegno economico dell’amministrazione comunale.

Se l’obiettivo dell’amministrazione comunale era quello di regalare a cittadini e turisti tre giorni di leggerezza in un momento in cui il vissuto quotidiano è segnato dalle preoccupazioni di una guerra in Europa, della quale purtroppo non se ne vede la fine, con tutte le conseguenze che essa ha scatenato (quali la crisi energetica, il caro bollette, la carestia della quale si parla poco, l’inflazione galoppante), del persistere della pandemia nonostante i vaccini, le mascherine e le varie raccomandazioni, solo per citarne alcune, dobbiamo pensare che la leggerezza sia proprio degli amministratori che farebbero bene a informarsi sulla tossicità dei fuochi d’artificio per mettere fine a questa pratica velenosa.

E qui non si tratta di trovare “un equilibrio per uno spettacolo innegabile per un massimo di tre giorni e concentrarli nella festa del santo patrono, perché tre giorni di fuochi non fanno troppo danno”, come abbiamo avuto occasione di ascoltare in una recente intervista dal nostro Sindaco, perché il suo impegno principale è quello di non procurarne affatto. La crisi climatica, il rischio incendi (a Trani li conosciamo bene), l’inquinamento attraverso lo spargimento di sostanze cancerogene, tossiche, allergizzanti, irritanti e interferenti endocrini come accertato da recenti indagini sembra esulino dalle attenzioni dei nostri amministratori, dediti alla pratica degli antichi romani “panem et circenses” e paradossalmente se ne fanno vanto, anziché bandirli.

Così come s’impone un immediato e severo intervento per far cessare quella pratica abusiva di mortaretti sparati talvolta, offerta forse quale optional, nelle feste dei matrimoni in qualche locale “in” della città.

Ancora una volta facciamo appello alle autorità, Sindaco, ASL, Prefetto e chiediamo da subito di bandirne – vietarne – inibirne lo svolgimento, perché dannoso e inquinante per le persone, per l’ambiente e per il patrimonio culturale. Oltre che pericoloso per la stessa mano d’opera.

Antonio Carrabba (Cittadinanza attiva Oikos Trani - Associazione Esposti Amianto e rischi per la salute Bat)

Nicola Ulisse (Codacons sede locale di Trani)


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