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Sistema Trani, il magistrato de Marco: «Quello di Riserbato è stato un grave caso di errore giudiziario»

Per chi lo conosce, Luigi Nicola Riserbato è una bella persona. Di buona famiglia, di sani principi, cattolico praticante, onesto e generoso ha dimostrato senza ostentazione i suoi talenti impegnandosi nella vita sociale, nell’attività professionale e nell’agone politico.

I cittadini di Trani - dove vive dalla nascita (ma la mamma é molfettese) - gli hanno riconosciuto queste prerogative e premiato eleggendolo Sindaco. Nell’indossare la fascia tricolore promise di essere al “servizio” di quella comunità locale: una promessa mantenuta con un percorso intrapreso e realizzato mediante numerose iniziative a favore dei concittadini, attenendosi ai cardini di trasparenza, imparzialità e disinteresse imposti dalla carica.

Forse per oscuri motivi politici qualcuno non ha condiviso questo modus operandi poiché, dopo due anni di “buon governo”, alla Procura della Repubblica di Trani è pervenuta una inattesa denuncia per gravi reati (ossia aver fatto parte, con altre persone, di un comitato politico/affaristico che avrebbe gestito e pilotato appalti in quel Comune). Nel pur dovuto esercizio dell’azione penale, alle succitate illazioni è stato purtroppo dato seguito - con inconcepibile leggerezza e superficialità - mediante l’avvio di un vero e proprio “calvario” durato ben otto anni e inasprito, per giunta, dall’arresto domiciliare di 45 giorni. Situazione tale da cambiare radicalmente la vita personale, famigliare, lavorativa e politica (con la forzata dimissione dall’incarico) di una persona stimata e benvoluta.

La recentissima assoluzione nel merito con formula piena (il fatto non sussiste), ottenuta  rinunciando alla prescrizione, ha restituito in qualche modo dignità e onore alla persona del Sindaco Riserbato  e ha confermato che la sua condotta è stata sempre improntata a legalità.

Al riguardo sembrano opportune alcune brevissime riflessioni.

Il tempo trascorso non ha sbiadito (nè mai lo potrà) la sgradita sorpresa, oltre alla profonda amarezza, provate all’alba del 20 dicembre 2014 nel ricevere l’avviso giudiziario con tutte le intuibili conseguenze di vario genere, specialmente morali - anche per il diffuso clamore mediatico (lo strepitus fori del diritto romano) degli organi di stampa e televisivi - tali da prostrare una persona sensibile e irreprensibile. Nessun risarcimento potrebbe essere sufficiente, pertanto, a compensare ex post il lungo incubo costellato da disagi, sofferenze, privazioni e rinunce in attesa del giudizio finale.

Il silenzioso atteggiamento di Riserbato e il suo grande rispetto per la magistratura non esime dal ritenere oltremodo problematico il comportamento di alcuni “protagonisti” della Procura tranese, poi,  condannati essi stessi  per  reati effettivamente commessi nell’esercizio della loro attività. Chi  studia legge sa bene che l’azione penale esige imparzialità, oculatezza, equilibrio, raziocinio, maturità e massima attenzione, sopra tutto, nelle attività preliminari all’istruttoria ossia nella fase di acquisizione delle prove che devono essere “gravi, precise e concordanti” (ma, aggiungiamo, anche certe, fondate e valide;) sicché, ai fini della retta formazione dei conseguenti provvedimenti, non sono concepibili né ammesse sbavature e/o incertezze nell’osservanza di questi canoni fondamentali posti a garanzia sia della libertà del cittadino sia della piena legalità dello Stato di fronte al medesimo.

Non è, inoltre, da trascurare - anche nel nostro caso - l’ eccessiva durata del processo per giungere alla decisione tanto più se, come per il nostro ex Sindaco, assolutoria. In tutti questi anni la persona indagata è in attesa dell’ esito finale con la comprensibile incertezza di esso e con il conseguente intuibile disagio  della vita “normale “ cui, invece, ciascuno ha pienamente diritto. La coscienza collettiva, da tempo, invoca adeguati provvedimenti in materia sia per la rapida definizione delle iniziative penali sia per restituire il dovuto rispetto a chi (e sono davvero tanti) nell’esercizio di funzioni istituzionali non ha commesso reati.

            Infine: limitarsi a parlare di malagiustizia e/o di errore giudiziario non appaga certo coloro i quali, avendo “fame e sete di giustizia”, nutrono fiducia nel terzo potere dello Stato. Occorre  pretendere, pertanto,  che il vero “sistema” (non quello distorto che ha lungamente caratterizzato la Procura di Trani, con incalcolabili danni di credibilità ed economici per i malcapitati…) funzioni al meglio per realizzare al più presto ed effettivamente l’auspicato buon andamento giudiziario a vantaggio di chi è innocente e soltanto dopo, purtroppo,  è riconosciuto tale. Anche i mass media dovrebbero, in questo caso, dare lo stesso ampio risalto inizialmente propalato con intenti non sempre commendevoli.

Ignazio de Marco - Presidente di sezione della Corte dei Conti in pensione (ex Magistrato della giurisdizione contabile)

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