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Ballottaggio, un cittadino: «Amore per Trani è votare»

Votare è un atto d'amore verso la città

Riflessioni sul significato della politica alla vigilia del ballottaggio di Trani

di Renzo Samaritani Schneider

Fra pochi giorni i cittadini di Trani saranno chiamati a compiere una scelta importante. Domenica 7 e lunedì 8 giugno si terrà il ballottaggio che designerà il nuovo sindaco della città.

Molti mi chiedono chi voterò. Altri danno per scontato di saperlo. Alcuni si aspettano che io utilizzi queste righe per sostenere apertamente uno dei due candidati rimasti in corsa.

E invece vorrei parlare di altro. Vorrei parlare della politica.
Non della politica come la vediamo oggi nei talk show, sui social network o nelle polemiche quotidiane. Vorrei parlare della politica nella sua forma più antica e più nobile.

La parola "politica" deriva dal greco politiké, cioè l'arte che riguarda la polis, la città.

La politica nasce infatti nelle città-stato della Grecia antica come tentativo di rispondere a una domanda fondamentale:

come possiamo vivere insieme?

Non come possiamo vincere contro qualcuno. Non come possiamo imporci sugli altri.
Non come possiamo ottenere vantaggi personali. Ma come possiamo costruire una comunità.

Aristotele scriveva che l'essere umano è uno zoon politikon, un "animale politico". Non intendeva dire che siamo tutti destinati a fare carriera nei partiti. Intendeva qualcosa di molto più profondo: l'essere umano realizza sé stesso vivendo con gli altri, partecipando alla vita della comunità.

Per Aristotele la politica era addirittura la più alta delle arti pratiche, perché aveva il compito di perseguire il bene comune.

Pensiamoci un momento.

Oggi sentiamo spesso parlare di interessi, schieramenti, tifoserie, coalizioni. Gli antichi greci parlavano invece di bene comune.

La differenza è enorme.

Anche i Romani avevano una visione simile.

Essi utilizzavano l'espressione Res Publica, la "cosa pubblica". Non la cosa del sindaco.
Non la cosa di un partito. Non la cosa di una fazione. La cosa di tutti.

Marco Tullio Cicerone scriveva che una comunità esiste davvero soltanto quando i cittadini condividono un senso di giustizia e di responsabilità reciproca.

In altre parole: una città non è fatta soltanto di strade, piazze e palazzi. Una città è fatta soprattutto di cittadini.

E qui arriviamo a Trani.

Trani è una città meravigliosa. Chi vive qui lo sa.
Chi arriva da fuori lo percepisce immediatamente. La cattedrale che si affaccia sul mare.
Il porto.

Le pietre chiare che al tramonto sembrano assorbire la luce. Le storie che attraversano i secoli.
Le tradizioni. Le persone.

Tutto questo non appartiene né alla destra né alla sinistra. Non appartiene ai vincitori né agli sconfitti.
Appartiene a Trani.

E continuerà ad appartenere a Trani anche dopo il risultato del ballottaggio.

Per questo motivo, a pochi giorni dal voto, mi sento di rivolgere un invito che non riguarda un candidato ma la partecipazione.

Andate a votare.

Andate a votare anche se siete delusi. Andate a votare anche se siete arrabbiati.
Andate a votare anche se nessun candidato vi convince completamente. Andate a votare perché la democrazia non vive grazie ai politici.
La democrazia vive grazie ai cittadini.

Platone sosteneva che uno dei prezzi da pagare per il disinteresse verso la politica è quello di essere governati da persone peggiori di noi.

È una frase antica di oltre duemila anni eppure conserva una sorprendente attualità. L'astensione non è neutralità.
L'astensione è rinuncia.

E una città che rinuncia a partecipare rinuncia anche a una parte del proprio futuro. Naturalmente ciascuno voterà secondo la propria coscienza.
Ed è giusto che sia così.

Chi voterà Marco Galiano avrà le proprie ragioni. Chi voterà Angelo Guarriello avrà le proprie ragioni. Entrambe meritano rispetto.

La democrazia non consiste nel convincere tutti a pensarla allo stesso modo. Consiste nel permettere a persone diverse di costruire insieme un futuro comune.

Confucio insegnava che governare significa rettificare i nomi e dare il giusto posto alle cose.

Forse oggi potremmo dire che governare significa soprattutto ricordare che il potere non è un privilegio ma un servizio.

Ed è questo, in fondo, il significato più profondo della politica. Servire.

Servire una città. Servire una comunità. Servire una speranza.

Fra qualche giorno Trani avrà un nuovo sindaco.

Uno solo dei due candidati indosserà la fascia tricolore. Ma il giorno dopo il voto la città sarà ancora la stessa. Le sue strade saranno le stesse.
Le sue sfide saranno le stesse. I suoi sogni saranno gli stessi.

E allora il vero vincitore non dovrebbe essere un partito. Dovrebbe essere Trani.

Per questo il mio invito finale è semplice. Non vi dirò chi votare.
Non vi dirò chi scegliere.

Vi dirò soltanto: partecipate.

Entrate nella cabina elettorale con la vostra coscienza, con la vostra esperienza, con la vostra visione della città.

Poi fate la vostra scelta.

E rispettate quella degli altri.

Perché la politica, nella sua forma più alta e più antica, non è la guerra tra avversari. È l'arte difficile e meravigliosa di costruire una casa comune.

E quella casa comune, oggi come ieri, si chiama Trani.


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