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Ambiente, De Simone (Fdi): «Criticità sistemiche, serve un cambio radicale di metodo»

«Non si tratta di singoli casi, ma di un sistema complessivo che negli ultimi undici anni non è stato affrontato con continuità e metodo». È il cuore dell'intervento del professor Giuseppe De Simone, ex candidato al consiglio comunale di Fratelli d'Italia ed ex assessore all'Ambiente, che replica alla nota dell'avvocato Maria Grazia Cinquepalmi, candidata consigliera del centrodestra, giudicata «non esaustiva» perché limitata «principalmente alla questione dei miasmi e dell'isola ecologica di via dei Finanzieri, senza affrontare la dimensione complessiva delle criticità ambientali e amministrative che interessano Trani e l'intero comprensorio». Nel quadro tracciato da De Simone rientra anche la vicenda della cementeria Buzzi Unicem di Barletta, oggetto di provvedimenti di sospensione da parte del sindaco della città vicina, citata come esempio di «criticità ambientali che si ripetono nel tempo senza una reale soluzione definitiva».

DAL DEPURATORE AI ROGHI

Per De Simone, a Trani il problema non riguarda soltanto il centro comunale di raccolta rifiuti, ma l'intero assetto urbano, a cominciare dal depuratore cittadino, che «soprattutto nei mesi estivi genera miasmi diffusi e persistenti» e che richiederebbe «interventi tecnici stabili e definitivi, come sistemi di copertura e contenimento delle vasche». Su questo punto l'ex assessore rivendica un precedente: «Nell'anno 2014, in qualità di assessore all'Ambiente, concordai con i responsabili tecnici dell'Acquedotto Pugliese lo spostamento del depuratore al di fuori del territorio urbano». A completare il quadro, i roghi e gli odori di bruciato segnalati da diverse zone della città, l'amianto ancora presente in numerosi edifici e i limiti di controllo del sistema di raccolta porta a porta, che lascia il cittadino «senza strumenti efficaci di verifica e senza alcuna forma reale di ristoro per i disservizi subiti».

L'EX DISTILLERIA ANGELINI

Il caso più emblematico, secondo De Simone, è quello dell'ex distilleria Angelini: area destinata in origine all'edilizia giudiziaria, per riunire in un unico polo gli uffici del Tribunale ancora oggi dispersi in più sedi, poi trasformata in residenziale e commerciale con la deliberazione di Giunta numero 70 del 29 aprile 2020 e infine inserita in un progetto di parco urbano finanziato con risorse pubbliche. Un susseguirsi di cambi di indirizzo che, a suo dire, evidenzia «una pianificazione urbana non lineare». Ma il nodo centrale restano le criticità ambientali: nel sottosuolo sono stati rilevati idrocarburi e metalli pesanti come piombo, nichel, cromo e stagno, e l'Arpa Puglia ha più volte ribadito la necessità di caratterizzazione completa e analisi di rischio prima di qualsiasi uso pubblico. «Certamente i cittadini ricorderanno - osserva De Simone - che i silos di depurazione dell'ex Angelini erano incavati per decine di metri nel sottosuolo». Da qui gli interrogativi sulla completezza delle indagini, concentrate sul perimetro dell'ex area industriale «senza un adeguato approfondimento sistemico delle aree circostanti».

IL NODO AMIU

Un passaggio è dedicato anche alle dichiarazioni dell'ingegner Gaetano Nacci sulla gestione dei rifiuti da parte dell'Amiu, in particolare all'affermazione secondo cui la presenza del centro di raccolta sarebbe stata nota ai residenti al momento dell'acquisto delle abitazioni. Un'impostazione «profondamente discutibile - sostiene De Simone - perché tenta di ricondurre una problematica ambientale e sanitaria oggettiva non a una questione di pianificazione pubblica, ma a una presunta accettazione individuale del rischio da parte dei cittadini». La tutela della salute pubblica, ribadisce, «non può mai essere subordinata né alla cronologia urbanistica né a una presunta consapevolezza privata».

L'APPELLO A GALIANO E AL CENTRODESTRA

Il quadro si completa con il degrado urbano e i distacchi del muraglione, i controlli sui dehors del porto, l'inefficienza nella riscossione dei tributi e le criticità della Tari. Elementi che De Simone legge come manifestazione di una «connivenza per omissione tra le diverse stagioni politiche, non come accordo esplicito, ma come responsabilità diffusa nel non aver affrontato con continuità e determinazione problemi noti e documentati». L'appello per «un cambio radicale di metodo» è rivolto espressamente al sindaco Marco Galiano, ma anche al centrodestra di appartenenza: «Dispiace che un insieme così ampio di problemi strutturali non trovi adeguato spazio nel dibattito pubblico del centrodestra di cui faccio parte». In alternativa, conclude, serve «una figura realmente terza, autorevole e indipendente, priva di condizionamenti locali», per garantire ai cittadini «una città vivibile, sicura e sana».


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