Trani e il mondo del diritto piangono la scomparsa del professor Aldo Loiodice, fra i più autorevoli costituzionalisti e amministrativisti italiani, spentosi all'età di 85 anni al termine di una carriera che lo ha consacrato fra i grandi studiosi del diritto pubblico del Paese. «La scomparsa del professor Aldo Loiodice - ha dichiarato il sindaco di Bari, Vito Leccese - lascia un vuoto nella comunità cittadina». Ma il vuoto, oggi, lo avverte in maniera particolare anche la città che gli diede i natali il 20 maggio del 1941 e dove tutto ebbe inizio, dalla maturità classica conseguita presso il Collegio «Davanzati».
Laureatosi in Giurisprudenza a Bari, Loiodice intraprese subito una carriera universitaria fulminante: assistente incaricato di Diritto costituzionale nel 1964, appena un anno dopo vinceva il concorso di assistente ordinario, avendo già pubblicato studi sulla gerarchia delle fonti e sulla nazionalizzazione dell'Enel. Seguirono le ricerche presso l'Università di Napoli sulle aree metropolitane e il diritto urbanistico, un saggio sull'inviolabilità del diritto di difesa nel 1966 e, l'anno successivo, una monografia sull'industrializzazione del Mezzogiorno.
Il 1968 fu l'anno del suo lavoro principale, il «Contributo allo studio sulla libertà d'informazione», un volume di cinquecento pagine stampato da Jovene nel 1969, lo stesso anno della libera docenza in Istituzioni di diritto pubblico e delle ricerche giuridiche a Londra. Poi l'incarico a Sassari nel 1970, l'elezione - sempre riconfermata - al Consiglio nazionale delle ricerche nel 1972, la delegazione scientifica in America latina per conto del ministero degli Esteri, gli incarichi di Dottrina dello Stato e di Diritto costituzionale a Bari fra il 1974 e il 1975, fino alla prima cattedra di Diritto regionale a Messina, nel 1978, e alla chiamata sulla cattedra di Diritto costituzionale dell'ateneo barese, vinta per concorso nazionale e mantenuta per il resto della carriera, insieme con la direzione, dal 1981, dell'Istituto di diritto pubblico.
Consulente istituzionale di vari governi, dai democristiani al Tatarella-Berlusconi, Loiodice preparò progetti di legge nazionali e regionali sulla riforma radiotelevisiva, sulla sanità, sull'urbanistica e sui lavori pubblici, e fu componente, oltre che del Cnr, del Consiglio superiore della pubblica amministrazione. Circa centoquaranta le pubblicazioni scientifiche, fra le quali «Problematica costituzionale dell'informazione», «Segreti e Costituzione» e «Moro e la Costituente», scritto con Pino Pisicchio. Accanto allo studioso, l'avvocato amministrativista, fondatore di uno studio legale con sedi a Bari, Roma, Milano e Lecce, e il maestro che ha formato generazioni di giuristi e decine di professionisti del foro.
Della sua visione resta, fra le tante, una pagina del 1994, quando, intervistato dal periodico barese «Nel Mese» sul dibattito di revisione costituzionale allora in corso, riassumeva così il proprio pensiero: «Il federalismo? Se buono giova al Sud: servirebbe ad eliminare gli equivoci sui quali si basa l'antimeridionalismo. Non è possibile invece alcuna divisione dell'Italia con una semplice revisione della Costituzione. Per questo non si può non formulare che un parere favorevole sul presidenzialismo: garantirebbe - diceva - l'unità del Paese». Oltre trent'anni dopo, parole di un'attualità che ha il sapore della lezione di un maestro.
(fonte: Domenico di Palo, La cultura del '900 a Trani, 1986, Scheda editore)
(foto di copertina: La Gazzetta del Mezzogiorno)



