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Non aumenta il caffè, ma calano ancora i consumi. Per Unimpresa, «l'aumento dell'Iva ha solo, ulteriormente, mortificato l'economia»

Giungono puntuali i nostri dati aggiornati sui costi di gestione delle aziende e il dato più eclatante è quello relativo ai costi per la produzione e vendita al pubblico della tazzina di caffé; costi aumentati negli ultimi tre anni di oltre il 40% senza che questi aumenti si siano riversati sui consumatori che continuano a gustare una tazzina di caffé, contornata dal classico bicchiere di acqua minerale, da tutti i tipi di zucchero e dolcificanti a scelta, dal cioccolatino e qualche altro accessorio il tutto al modico e ridicolo prezzo di 70/80 centesimi di euro.

Tradizionalmente il costo della tazzina di caffé è sempre stato equivalente a quello del quotidiano la cui lettura è un altro servizio completamente gratuito garantito nei pubblici esercizi, insieme all’uso di tavolini, sedie, posacenere, impianti di riscaldamento o condizionamento, spazi all’aperto e al chiuso e qualche altro servizietto di contorno erogato generosamente per “spirito di servizio”.

Rispetto al costo del giornale, che andrebbe anche aumentato visto il ruolo che la carta stampata continua ad offrire quale elemento materiale di trasmissione e divulgazione della cultura e del sapere oltre che delle notizie ed informazioni, quello della tazzina di caffé rimane enormemente inferiore perché rimasto indietro di oltre il 50%.

Non sappiamo quanto inciderà sulle famiglie l’aumento di questo altro punto percentuale dell’iva ma di sicuro esso sta pesando enormemente sui consumi che sono ulteriormente diminuiti con tutti gli aumenti ricadenti anche questa volta sui piccoli imprenditori che resistono anche perché le risorse delle famiglie saranno comunque assorbite dagli aumenti che già sono stati automaticamente addebitati sulle bollette, sui consumi di energia elettrica, gas servizi pubblici locali, benzina ecc. e addirittura gli aumenti in fattura sono stati applicati anche su quei consumi antecedenti all’entrata in vigore del provvedimento ma fatturati dopo tale entrata. Piccoli commercianti doppiamente beffati si trovano comunque, esattamente come i loro stessi clienti contribuenti, a sostenere gli aumenti delle tante percentuali di iva che si sommeranno nella lunga filiera della distribuzione, pagando anche gli aumenti dei costi dei prodotti ma rimettendoci ancora perché se quei prodotti vengono venduti in minore quantità a causa dei cali dei consumi è ovvio che diminuiscono le entrate e soprattutto si riducono a dismisura i margini di guadagno e gli utili d’impresa.

Tornando alla tazzina di caffè bisogna dire che già dagli inizi del corrente anno 2013 si stava assumendo la decisione di apportare il giusto aumento ma si è preferito attendere ed ecco che proprio nel momento in cui la decisione pareva essere assunta è intervenuto l’aumento dell’iva e di fronte a questa sgradita novità ancora una volta sia noi Organizzazioni di Categoria che gli esercenti abbiamo voluto dare dimostrazione di grande disponibilità e comprensione, rinviando gli adeguamenti di prezzo proprio per evitare facili strumentalizzazioni seppur, di fatto, inesistenti.

I consumatori, quindi, possono continuare a gustare la sana, buona e tradizionale tazzina di caffé al modico costo di 70/80 centesimi di euro perché quella, almeno fino alla fine dell’anno, non aumenterà mentre dal 2014, dopo una ricognizione sui sopravvissuti e sugli audaci ancora in grado di vedersi sottomettere imprenditorialmente e psicologicamente, sicuramente anche quel piccolo piacere dovrebbe costare il giusto prezzo. Questa situazione è sovrapponibile in tutto il territorio della Bat al quale i nostri dati si riferiscono.

Il Direttore Settore Pubblici Esercizi Unimpresa Bat - Savino Montaruli

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