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Quattrocentocinquanta cantori e “La divina commedia” letta anche nella lingua dei segni: grande successo a Trani per l’evento su Dante

Quattrocentocinquanta cantori, provenienti dall’intero territorio della provincia di Barletta Andria Trani ma anche da tutta Italia, associazioni e scuole coinvolte dal club per l’Unesco di Trani insieme  all’Assessorato alla cultura del Comune di Trani, instancabili volontari che per giorni hanno gestito rinvii, difficoltà, divisione e assegnazione delle terzine, ma soprattutto una meraviglia costruita in una città che ha dato prova di saper offrire bellezza, storia, consapevolezza del ruolo della gente comune di essere un vero patrimonio, l’irripetibile capitale umano su cui vale sempre la pena scommettere, tanto più prezioso perché immerso in luoghi dalla bellezza infinita. Questo è stato “Matera incanta Dante a Trani”.

Far rivivere La divina commedia a Trani proseguendo il percorso iniziato dalla città di Matera (la dimostrazione storica che la cultura è un luogo di costruzione di futuro e non evanescenza di intellettuali, capace di trasformare in pochi anni una città da vergogna nazionale a simbolo dell'Europa e a patrimonio Unesco dell’umanità) è stata un’emozione nuova e straordinaria, a partire dai luoghi: un castello che, voluto da Federico II di Svevia, ha preso vita dai suoi fantasmi attraverso una poesia immortale in cui lo stupor mundi è nominato più volte, una piazza che re Manfredi, biondo bello e di gentile aspetto, attraversò con la giovane e sfortunata Elena Comneno per prenderla in sposa sotto lo sguardo di quella magnifica Cattedrale fatta di bianco e di azzurro e di luce, che davvero è stato l'emblema della pace, della giustizia (con la dedica alle vittime dei fatti tragici di Corato e di Nizza) e della comprensione reciproca.

La divina commedia tradotta con studio e precisione nella lingua dei sordi da una interprete lis materana e letta in braille nella struggente, meravigliosa invocazione alla Vergine da due giovani gemelle non vedenti ma con gli occhi e il sorriso levati verso il cielo stellato, è stato il voler dimostrare che non siamo diversamente o normalmente abili ma che abbiamo linguaggi diversi che diventano uno nella lingua universale della poesia, soprattutto se la poesia è La divina commedia che, come una bibbia laica, racconta e fa ritrovare l'umanità di ciascuno di noi.

La lingua italiana di Dante diventa strumento etico di abbattimento delle barriere della comunicazione, come sostenuto dalla Società Italiana Dante Alighieri che in questa iniziativa ha creduto profondamente sin dal suo apparire. Hanno voluto esserci e riesserci ancora, tra i cantori, davanti al Castello, nel cuore dei giardini storici della villa comunale, ai piedi della Cattedrale, dipinta dai colori di un tramonto bello da togliere il fiato, davvero in tanti,  pur in giornate di lavoro, pur in luoghi lontani dalla piazza centrale. Hanno costruito emozioni di una intensità tale da poter essere toccata i bambini, gli operai, gli elettricisti, i docenti, gli studenti, i medici, proprio come Dante avrebbe voluto, per consentire a chiunque la letteratura, che fu, da lui considerata già settecento anni fa, come la prima vera fonte di libertà. Bastava poco: e come a Matera, Martina Franca, Ruvo, adesso anche a Trani ci si è appassionati a La divina commedia.

Le opere che resistono ai secoli hanno la capacità di adattarsi alla capacità di comprensione e al livello scolastico di ciascuno. E così La commedia, tra le mani sorprese di chi lo immaginava un luogo letterario troppo lontano e difficile, è ora una ricchezza alla quale in tanti si sono appassionati e continueranno ad attingere.

Il Canto di Ulisse letto in riva al mare ha preso un senso di potenza nel richiamo alla consapevolezza che “fatti non fummo a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”. In molti già sognano una seconda edizione, magari tra i pescherecci di uno dei porti più belli al mondo, nei vicoli delle sinagoghe, ma sempre uscendo a riveder le stelle dalla nostra meravigliosa Cattedrale, la vera nave che prende il largo dal mare per toccare il cielo.

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