Il desolante stato del Fondaco dei Longobardi è la sintesi perfetta della burocrazia che si avvita su se stessa, soprattutto a causa dell'impossibilità, almeno fino ad oggi di trovare soluzioni condivise fra le proprietà: una parte appartiene ai privati; una al Comune; una alla casa di riposo.
Chiuso da anni, oggi il luogo deve fare i conti, soprattutto, con i problemi di staticità di alcuni edifici. Infatti, uno di quelli che si affacciano su piazza Longobardi è a rischio crollo tanto che, nel marzo 2014, il tratto di strada adiacente fu transennato su ordinanza del sindaco dell'epoca, Luigi Riserbato, a causa dell’oggettivo rischio di caduta di frammenti di cornicione e calcinacci.
Nell'aprile 2015 il commissario straordinario, Maria Rita Iaculli, firmò un’ulteriore ordinanza di estensione delle misure di sicurezza con relativa chiusura della piazza e di via Ognissanti al traffico veicolare (con forti limitazioni anche per i pedoni), in quanto il direttore dei lavori di ristrutturazione dello stabile, l’ingegner Domenico Paolo Serafino, aveva informato l’Ufficio tecnico dello «stato di collasso strutturale dell'immobile e conseguente pericolo di potenziale crollo e pericolo per la pubblica incolumità».
A dicembre 2014 l’amministrazione Riserbato aveva annunciato la temporanea riapertura del fondaco per le feste natalizie, ma non se ne fece più nulla. A settembre 2016 la giunta Bottaro approvò un atto d'indirizzo per la sua concessione ad un operatore economico, affinché lo adibisse a luogo in cui realizzare una scuola di cucina di eccellenza, oltre attività didattiche, culturali e promozionali connesse alla valorizzazione del territorio e del fondaco stesso: nulla di fatto anche in questo caso.
Oggi, come riferito in altro spazio, lo stesso sindaco Bottaro fa sapere che l'amministrazione ha in animo di emanare un bando per la valorizzazione del luogo.


