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Trani capitale delle buone pratiche della giustizia: nell'aula bunker del carcere 90 condanne alla mafia barese, tutto in multivideoconferenza

Si è svolta ieri mattina, nell’aula bunker del carcere di Trani, l’ultima udienza del processo “Pandora” che vedeva coinvolti quasi novanta imputati, presunti appartenenti alla mafia barese degli ultimi 15 anni. Per la cronaca, il Gup del Tribunale di Bari, Rossana de Cristofaro, ha condannato 90 imputati a pene comprese tra i 12 anni e i 16 mesi di reclusione e ne ha assolto uno.

La sentenza è stata emessa al termine di un processo celebrato con rito abbreviato. Alla lettura del dispositivo, nell'aula bunker di Trani, hanno assistito anche il procuratore Giuseppe Volpe, accanto ai pm che hanno coordinato le indagini, Lidia Giorgio e Renato Nitti.

Gli imputati, tutti affiliati ai due clan Diomede-Mercante e Capriati di Bari, rispondevano a vario titolo di associazione mafiosa pluriaggravata, tentati omicidi, armi, rapine, furti, lesioni personali, sequestro di persona e violazioni della sorveglianza speciale.

Tutte le udienze si sono svolte ricorrendo al servizio di multivideoconferenza che ha permesso a 88 detenuti di alta sicurezza di essere contemporaneamente video-collegati dai rispettivi penitenziari.

Si è trattato di un percorso senza precedenti per il sistema di videoconferenze fortemente voluto dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede e dal capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Francesco Basentini.

Il processo, che vedeva coinvolti i presunti affiliati ai clan Diomede-Mercante e Capriati di Bari, accusati di associazione mafiosa pluriaggravata, tentato omicidio, rapina, furto, lesioni personali, sequestro di persona e violazioni della sorveglianza speciale, è iniziato il 20 maggio 2019 con rito abbreviato nel Tribunale del capoluogo pugliese. Il nome, “Pandora”, scelto dagli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, intende far riferimento al nome del mitologico vaso greco in cui sarebbero racchiusi tutti i mali.

Visto l’alto numero di imputati è stato deciso di affidarsi alla tecnologia della videoconferenza e spostare le udienze nell’aula bunker del carcere di Trani predisposto per questo tipo di dibattimento. Il grande lavoro di squadra, durato circa tre settimane, che ha visto coinvolti gli istituti penitenziari, la Dgsia e l’ufficio multivideoconferenze del Dap coordinato dall’Ispettore Superiore Luigi Chiani, ha permesso di seguire simultaneamente su 20 monitor gli 88 detenuti, collegati da 27 siti diversi. Numeri mai raggiunti in precedenza.

L’udienza camerale (senza pubblico) si è svolta a porte chiuse con la presenza solo di giudici e avvocati.

Grazie a questa strategia organizzativa, è stato possibile elevare i livelli di sicurezza nella gestione del processo e conseguire un risparmio importante sotto il profilo dell’impiego di unità di personale del Corpo di Polizia Penitenziaria oltre che dei mezzi di trasporto per il trasferimento dei detenuti.

(fonte, Ministero della Giustizia)


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